14gen

2013, l’anno giusto per aprire un mutuo. Forse.

 

La casa rimane la grande ossessione degli italiani. Nonostante l’Imu e l’impoverimento generale, infatti, la Banca d’Italia calcola che il mattone costituisce ancora il 57,9 per cento dei patrimoni dei nostri connazionali – pari a un valore globale di 5 mila miliardi di euro. Cifra record che non ha uguali in Europa né nel resto del mondo. Continua però anche la crisi del settore: nei primi nove mesi del 2012, secondo l’Istat, i prezzi delle abitazioni sono scesi di un altro 3,2 per cento. Il che porterebbe a un calo, negli ultimi cinque anni, del 30 per cento. Eppure il mercato fa fatica a riprendersi: secondo le associazioni dei consumatori, la bolla speculativa non si è ancora sgonfiata, si sono allungati i tempi delle compravendite ma i prezzi non sono calati a sufficienza.

In poche parole, chi vuole vendere preferisce aspettare, e non si è ancora realizzato l’incontro tra domanda e offerta come invece è avvenuto in altri paesi, dove il mercato è sceso e si sta già riprendendo (Stati Uniti e Gran Bretagna, per esempio, dove i prezzi erano scesi anche del 40 per cento).

A bloccare il mercato sono anche e soprattutto i mutui. Le persone che hanno fatto ricorso a finanziamenti immobiliari nel 2012 sono crollate del 40 per cento, a causa dell’impennata degli “spread” che le banche applicano sui tassi di riferimento (Euribor, tasso Bce, eccetera).

La giustificazione finora era che gli istituti a loro volta dovevano pagare più cari i prestiti ottenuti sul mercato, a causa dello stesso spread cioè il differenziale-paese, salito nell’ultimo anno a 575 punti a novembre 2011. A questo punto però si pone un problema: ultimamente, come è stato molto strombazzato sulla stampa, il famigerato spread si è più che dimezzato, arrivando a quota 250. Lo spread applicato alle famiglie, però, è rimasto sostanzialmente lo stesso, e oggi chi chiede un mutuo si vede applicare una “commissione” fino al 3 per cento, che si somma al tasso di riferimento, a sua volta rimasto stranamente alto. Col risultato che chi si imbarca in un tasso variabile si troverà un tasso intorno al 3,5 per cento (che potrà solo salire, nei prossimi anni, appunto perché i tassi di sconto sono ai minimi storici) mentre chi sceglierà il fisso dovrà affrontare cifre intorno o superiori al 5 per cento. Sempre che il mutuo venga concesso, cosa niente affatto scontata perché le banche hanno alzato di molto i paletti.

Mentre lo spread si è più che dimezzato, per chi chiede un mutuo è cambiato poco o nulla. Se un anno fa le famiglie italiane pagavano in media il 3,55 di spread bancario (che si somma al tasso Euribor) oggi, invece, con l’Euribor tra l’altro ai minimi storici (pari allo 0,19 per cento), quel costo imposto dalle banche è sceso al 3,14 per cento: una discesa di soli 41 punti base. Abbattere questa forbice diventa un obiettivo primario, soprattutto per rilanciare il settore dell’edilizia e anche per risollevare il mercato immobiliare. Nei giorni scorsi il ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, ha lanciato un appello su twitter ad aprire un tavolo tra banche, ministero, costruttori, Cassa depositi e prestiti “perché la priorità è far ripartire il settore immobiliare”. Il presidente dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane, si è detto disponibile; e chissà che nei prossimi mesi non succeda qualcosa per far scendere lo spread sui mutui.

Ma c’è un secondo problema: sullo stesso Euribor si sta scatenando una polemica non secondaria. Dopo gli scandali dell’estate scorsa, quando le banche londinesi sono state messe sotto accusa per aver manipolato il Libor (il tasso di riferimento del mondo anglosassone) adesso pare all’orizzonte qualcosa di simile anche per l’Euribor, il tasso su cui sono calcolati la maggior parte dei mutui europei.

Nelle ultime ore le autorità bancarie della Ue hanno accusato le banche di gestire i tassi “in maniera troppo poco trasparente, lasciando ampi margini di ambiguità soprattutto perchè i tassi una volta fissati non sono controllati adeguatamente con le transazioni reali”.
 Diverse banche sono uscite dal consorzio che stabilisce l’Euribor, ed è probabile che entro qualche mese si arrivi a stabilire regole più precise e meccanismi che tengano maggiormente conto dei movimenti del mercato. Se fossero risolti questi due problemi, con uno spread più “umano”, e con un tasso di riferimento che tenga conto della reale situazione del mercato, accendere un mutuo diventerebbe improvvisamente più facile. E il mercato improvvisamente si sbloccherebbe.

 

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