25set

A Torino è ora di gelato sociale (e etico)

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Aprire una gelateria (ma non solo) che offra prodotti sani, di qualità, il tutto con un occhio all’impatto sociale sulla città. Questa è la formula della Cooperativa, una gelateria aperta a Torino in zona San Salvario nella primavera scorsa.Con una formula innovativa, quella dell’azionariato popolare cooperativo.

 

Come funziona? Ce lo spiega Francesca Mazzocca, della Cooperativa Sociale Articolo 4, che gestisce non solo la gelateria “ma anche due altri progetti: il ristorante La Vetreria e un nuovo panificio biologico che si chiama Panacea”. “Il progetto comune che sta alla base di queste tre attività” spiega Francesca a L’Arancia, “era quello di aprire un esercizio commerciale che rispondesse ai criteri della finanza etica, in particolare rispetto ai diritti dei lavoratori; e che avesse un impatto positivo sulla città anche a livello sociale”.

 

La forma scelta per la gelateria, ma anche per il ristorante e il panificio, funziona così: si sottoscrive un contratto di associazione in partecipazione, in cui ogni socio azionista può versare una cifra compresa tra 250 e mille euro. Il socio-azionista a fine anno parteciperà ai guadagni (con un massimo del 10% della cifra investita) e sarà coinvolto attivamente nella gestione: gli azionisti ottengono sconti e agevolazioni e utili, ma soprattutto partecipano ai consigli di amministrazione, danno il loro contributo di idee sull’andamento dei punti vendita. “Insomma” continua Francesca  “i soci sono i principali promotori dell’attività e ne contribuiscono alla buona riuscita. Infine vi è completa trasparenza sui conti che vengono illustrati dal commercialista a tutti i soci. Gli stessi conti vengono poi declinati in un Bilancio di Bene Comune, che dovrà misurare impatto sociale, ambientale, etico dell’attività”. Gli utili vengono distribuiti solo in quota parte, e la restante parte viene reinvestita in ragione della volontà dei soci (che può soignificare l’acquisto di nuove panchine per il quartiere, o di nuove strumentazioni per i punti vendita).

 

In tutti i punti vendita si servono prodotti biologici e a km zero, e vengono organizzati diversi eventi, tutti con un occhio di riguardo per la dimensione sociale del business: al ristorante la Vetreria, per esempio (ricavato da una vecchia fabbrica di vetro), oltre a mostre, inaugurazioni, dibattiti, il lunedì è l’appuntamento fisso con una Cena dei cretini, in cui ogni commensale alla fine decide da sé quanto pagare, in base alla soddisfazione che ha avuto nella cena stessa. Le tre attività (quella del panificio è ancora agli albori) stanno andando bene, dice Francesca, nella gelateria ci sono una ventina di soci, mentre nel ristorante 30-35. È un modello di business non solo “alternativo” nel senso sociale del termine ma anche perché costituisce una “alternativa ai tradizionali canali di finanziamento tramite banche o soci di maggioranza”.

Scritto da Redazione il 25 settembre 2013

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