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Agricoltura 2.0, coltivare è (anche) tecnologia

Ieri si è concluso l’Internet Festival di Pisa, un evento annuale dedicato a lavoro e nuove tecnologie, un evento che in soli tre giorni ha visto rappresentati qualcosa come 60 Paesi da tutto il mondo, dall’Argentina allo Zaire, chiudendo i battenti con un bilancio di 23.000 dispositivi collegati alla rete wi-fi del Festival, 200 relatori, 150 eventi, 62 laboratori e 4 proiezioni cinematografiche con anteprime nazionali. Degli argomenti trattati, i più quotati sono stati senza dubbio green economy, marketing ‘verde’ e, soprattutto, agricoltura sostenibile e hi-tech.

 

“La tecnologia offre la possibilità di semplificare e rendere più redditizio il lavoro degli agricoltori, anche dei piccoli.” Parole di Danielle Gould, giovane fondatrice di Food+Tech Connect, un’azienda della California nata per connettere in maniera organica filiera agricola e innovazione.

“Esistono molti esempi che funzionano in tutto il mondo, non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli in via di sviluppo.” L’agricoltura è hi-tech: oggi il settore del verde e delle coltivazioni non è più solo terreni e colture, ma anche internet, satelliti, minisensori e open source. Non ci credete? È il caso del Kenya, dove esiste il progetto M-Farm, una piattaforma in grado, via sms, di mandare quotidianamente agli agricoltori tutte le informazioni relative ai cambiamenti dei prezzi, allo stato della colture, e, nel caso, anche alla vendita diretta, anche via telefono.

 

“Esistono anche piattaforme più sofisticate – ha continuato la Gould – che permettono di creare veri e proprio mercati online, un analogo di eBay. Si tratta di strumenti che permettono, ad esempio, di aiutare il produttore a capire meglio, eliminando intermediari, le esigenze del consumatore.” Perché agricoltura è anche tutto il resto, tecnologico sì, ma sociale pure. Un esempio? Il Podere San Giuliano, in provincia di Bologna, un terreno in cui i proprietari Federica Frattini e Andrea Monteguti hanno dato vita a un orto sociale. Lo scopo? Aiutare le famiglie ad acquistare i prodotti a prezzi vantaggiosi. Come? Mettendo a disposizione un ettaro del proprio terreno.

 

Poi c’è chi ha pensato ancora più in grande, come la start-up TerraXChange, una realtà d’impresa appena nata e ancora in fase beta che ha deciso di esordire sul mercato online per mettere in contatto domanda e offerta nel mondo della nuova orticultura. L’idea? Chi ha un terreno, e non lo coltiva, lo dia a qualcuno che ha voglia di coltivarlo, poi ci si mette d’accordo. E tutto questo, si decide online. I proprietari pubblicano i dettagli dei loro terreni incolti e gli appassionati orticoltori si offrono per coltivarli. Alla fine una parte del raccolto va al coltivatore, una parte al proprietario. Non male no?

 

“Grazie anche alla nascita di community online e ai principi di condivisione propri del mondo open source – ha concluso la Gould – sono nati sensori molto economici in grado di essere utilizzati da tutte le realtà”.

 

Grazie ad Internet oggi i modelli organizzativi applicabili al settore agricolo sono infiniti. La Rete non funziona più solo da ‘contorno tecnico’ ma è diventata una vera e propria generatrice di soluzioni orizzontali, basate un po’ su questo e un po’ su quello, peer-to-peer, open source, crowdsourcing o crowdfunding. Gli strumenti tecnologici non hanno un grande impatto solo per i colossi agricoli, ma anche, e forse soprattutto, per i piccolissimi. Proiettati in una dimensione glocal, i neocontadini hanno scoperto i vantaggi di un lavoro agricolo 2.0. Siti web, ok, ma soprattutto sharing, e-commerce, networking e idee, condivise, uniche, collettive; in ogni caso, l’approccio al domani di un settore fondamentale.

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