04feb

Agricoltura e innovazione: giovani, in campagna!

 Spesso parliamo del rapporto tra agricoltura e giovani, come qui e qui, e spesso quello di cui parliamo riguarda casi di successo, incentivi all’agricoltura o dati propositivi di giovani che dimostrano di essere pronti a dire la loro (come in Lombardia), peccato che la realtà non sia sempre così, anzi, spesso non lo è, e per individuare potenzialità, spessissimo occorre parlare di qualcosa che non va, o meglio, che non va come potrebbe. È il caso della Toscana.

 

Ieri a Firenze si è tenuta la quarta assemblea regionale dei giovani della Confederazione italiana agricoltori, e nel corso dell’incontro, le tematiche innovazione, giovani e non-più giovani l’hanno fatta da protagonisti. Risultato? “Un vero ricambio generazionale per l’agricoltura toscana potrà essere conseguito solo quando le imprese raggiungeranno una giusta sostenibilità economica e sociale.” In pratica, l’Associazione giovani imprenditori agricoli ha ammesso che “l’agricoltura toscana è vecchia.”

 

In Toscana infatti, la media degli operatori del settore agricolo è di circa 63 anni, con un’incidenza dei giovani (considerati come under 40) pari a poco più del 7%.

 

Certo, ad oggi i giovani sono portatori sani di nuove forme di imprenditorialità agricole, e pur in pochi, dimostrano capacità maggiori dei loro predecessori, sia in quanto fatturati (+15%) che di dimensioni aziendali, peccato che i ‘vecchi’ siano ancora la categoria dominante, e da lì, risultino poco mobili. “Iniziare l’attività agricola necessita di un investimento economico consistente – ha sottolineato Agia – e spesso, dove esistono, le risorse proprie si esauriscono nell’acquisto del capitale fondiario. Questo tuttavia non è sufficiente: un’impresa che si definisca tale ha bisogno di svilupparsi investendo su strutture e innovazione in modo da poter essere pronta alle sfide del mercato. Si deve superare l’attuale drammatica e colpevole inerzia del sistema creditizio. Occorre favorire alle imprese agricole l’accesso al credito sia per la gestione corrente che per gli investimenti.”

 

Il problema, quello vero, è che i giovani ci sono, ma al contrario dei non-giovani, non hanno (o quasi) le possibilità di trovare le risorse adeguate per farsi avanti e imporsi sul mercato agricolo.

 

Il 2014 sarà un anno decisivo. Ci sarà la nuova Pac, ci si avvicinerà ad Expo 2015 e (si spera) emergeranno incentivi e attenzioni al settore più definite di prima. “L’imprenditoria giovanile dovrà essere valorizzata sia nel primo pilastro (aiuti diretti) che sul secondo (Psr – Piano s di sviluppo rurale), per questo sarà necessario a tutti i livelli stimolare gli organi di governo competenti, in modo da usufruire delle opportunità che il nuovo regolamento riserva ai giovani.”

 

Questa rinnovata spinta non è solo ed esclusivamente europea, ma anche (e soprattutto) italiana. Un’idea importante è quella dell’omnibus agricolo, il disegno di legge collegato alla legge di stabilità che punta a ridurre e riorganizzare le strutture. Gli obiettivi? Efficienza, valorizzazione delle professionalità interne e risparmi. Mutui agevolati a tasso zero per 15 anni per gli investimenti fino a 1.500.000 euro di imprenditori under 40, controlli semplificati, aiuti all’agricoltura bio, revisione degli strumenti di gestione del rischio, taglio di adempimenti con la possibilità di aprire un’impresa in 60 giorni (oggi ne servono 180 per il silenzio assenso) e sostegno alla ricerca.

 

Far emergere le nuove imprese spesso significa introdurre più innovazione e dinamismo, e in un settore in cui, fino ad oggi, la mentalità imprenditoriale pura non è mai stata la vera protagonista, queste caratteristiche possono risultare fondamentali.

 

La terra ha ricominciato ad attrarre i giovani, “complice le difficoltà occupazionali e di collocamento professionale, ma anche spinti da un desiderio di cambiare stile di vita radicalmente – spiega Coldiretti, che ha attivato un programma di tutor per l’inserimento dei giovani in campo agricolo – il 38% dei giovani toscani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare con una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%).”

 

Al di là dei numeri, la verità è che sul fronte agricolo il trend generazionale si fa sentire più che in altri mercati. Quella agricola, come spiega Il Sole 24 Ore è “una galassia che secondo uno studio presentato dalla commissione Agricoltura del Senato vale circa 3 miliardi ma fattura 700 milioni.”

 

L’agricoltura guarda ai giovani, ma i campi rimagono dei vecchi. È tempo di cambiare, non necessariamente con un aut-aut, in tanti casi è possibile mediare, o meglio ‘affiancare’, giovani e vecchi, ‘anziani proprietari’ e ‘giovani gestori’, per stimolare e valorizzare idee di partnership, esperienza e qualità. Il problema, e per dirlo i numeri tornano utili, è farlo.

 

“Si investe prima di tutto su se stessi: l’entusiasmo è un elemento decisivo per raggiungere i propri obiettivi. La generazione degli under 40 – ha concluso Paolo Giorgi, delegato regionale Giovani Impresa Toscana – appartiene alla generazione digitale, a completo agio con nuovi modi di comunicare e condivisione. Questo ci permette di eliminare filtri, velocizzare le comunicazioni ed avere risposte in breve tempo. L’agricoltura del futuro siamo noi, e prima prenderemo confidenza con questa responsabilità e prima aiuteremo la nostra regione, ed il nostro Paese, ad uscire da questa delicata fase.”

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