07nov

Agricoltura: la ripresa passa da qui. Tutte le cifre e le misure in campo.

La ripresa italiana passa necessariamente dall’agricoltura. lo abbiamo già scritto, ma i dati più attendiobili dimostrano questa tendenza. E’ stato presentato ieri in Commissione agricoltura alla Camera il rapporto “L’agricoltura conta 2014” redatto dall’Inea, Istituto nazionale di economia agraria, che costituisce la “carta d’identità” più precisa del settore. Dati che confermano quanto già si sapeva ma che mostrano una fotografia del settore assai precisa.

 

Dal rapporto Inea emerge innanzitutto che la superficie agricola totale in Italia è pari a 17,1 milioni di ettari; ma soprattutto emerge il peso che il comparto ha sul sistema-paese: complessivamente il numero di occupati in agricoltura è pari a circa 814 mila unità (di cui il 28,2% donne), distribuite per il 15,9% nel Nord-Ovest, il 20,6% nel Nord-Est, per il 14,2% nel Centro e la parte rimanente – quasi la metà – nel Mezzogiorno.

 

Ma è il peso economico il più rilevante: dal rapporto si conferma come nel 2013 il contributo dell’agricoltura italiana alla formazione del valore aggiunto nazionale è aumentato arrivando al 2,1%, risultando superiore rispetto alla media dei Paesi UE. Anche il valore della produzione agricola, della silvicoltura e della pesca è aumentato del 3,3%, un risultato quindi che ci ha permesso di raggiungere quota 56,1 miliardi di euro.

 

In particolare, il valore aggiunto del settore agricolo è aumentato in termini reali dello 0,3% mentre la variazione dello stesso a prezzi correnti è stata pari a +5,6%. Un numero clamoroso se paragonato al resto dell’economia: l’economia italiana, infatti, nel 2013, ha registrato ancora una diminuzione del pil in volume pari all’1,9% dopo il -2,4 del 2012. Solo l’agricoltura mostra segno positivo in questo deserto generale: sono negativi: le costruzioni (-5,9% nel 2013), l’industria (-3,2% rispetto), i servizi, (-0,9%), l’informazione e comunicazione (-4,3%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (-2,2%).

 

Il rapporto non mostra solo lo stato di fatto ma anche le strategie del governo in campo: molte misure a favore dei giovani, come i mutui a tasso zero, la detrazione al 19% per affitto dei terreni a under 35 e lo sgravio di 1/3 della retribuzione lorda per assunzioni più stabili. Poi ancora le deduzioni Irap che possono arrivare fino a 10.500 euro per lavoro a giovani e donne nelle Regioni al Sud. Spazio anche alla semplificazione, con la creazione del registro unico dei controlli, l’estensione dell’uso della diffida prima delle sanzioni amministrative e la dematerializzazione dei registri. Infine, un uso più strategico delle risorse europee: con un “tesoretto” da 52 miliardi di euro da spendere nei prossimi sette anni.

 

Il rapporto, molto interessante per chi vuole farsi un’idea precisa del settore, mostra poi come il mercato di sbocco più interessante sia quello del biologico: a livello globale, è pari a 63,8 miliardi di dollari. In questo settore, l’Italia rientra tra i dieci maggiori paesi produttori europei ed è seconda dietro alla Spagna, tra i paesi UE, per superficie investita ad agricoltura biologica. Nel nostro paese le superfici coltivate a biologico sono cresciute del 12,8% rispetto al 2012, raggiungendo 1.317.177 ettari (3,5% della superficie mondiale a biologico).

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