23dic

Agricoltura: più giovani e informatizzati, sono i neo-contadini bio

L’agricoltura biologica fa guadagnare di più, e crea più lavoro. Sono i dati che emergono dall’ultimo Bioreport del ministero delle Politiche agricole, Inea, Ismea e Sinab. Un censimento delel aziende agricole che hanno fatto la scelta del bio, e che evidentemente hanno scelto una strada premiante. Secondo il rapporto, infatti, il reddito netto per unità lavorativa familiare è di 51.478 euro contro i 34.294 euro delle aziende che producono in modo convenzionale. Allo stesso tempo nel “bio” si spende il 14% in più per il lavoro (22.957 euro contro i 15.066 del convenzionale), semplicemente perché c’è più lavoro.

 

Le aziende bio inoltre hanno altre caratteristiche positive: sono guidate da giovani (il 22% ha un capo azienda di età compresa tra i 20 e i 39 anni, a fronte del 9,6% relativo al totale delle aziende), in possesso di un titolo di studio mediamente alto (il 17% è laureato e 32% ha un diploma di scuola superiore, contro rispettivamente, il 6% e il 18%) e molto attenti alle nuove tecnologie.

 

Altri dati: Il 15,6 % delle aziende biologiche italiane è informatizzato (contro il 3,8% delle convenzionali), il 10,7% ha un sito web (contro l’1,8%) e il 5,2% pratica l’e-commerce (contro lo 0,7%). Le aziende bio sono poi più versatili: il 17% del totale diversifica le attività produttive (dall’agriturismo alle fattorie didattiche, quasi tre volte il dato delle aziende normali); infine chi coltiva bio spesso fa la vendita diretta (praticata dall’89% delle aziende bio rispetto al 64% delle altre).

 

Insomma, il biologico al di là dei risvolti sanitari-ideologici si sta rivelando come un’ottima occasione di rilancio dell’agricoltura, un’agricoltura 2.0, che si distingue da quella tradizionale e costituisce una sorta di punta di diamante della produzione nazionale.

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