31ott

Aprire un’impresa: secondo la Banca Mondiale oggi è più facile (se si sopravvive al fisco)

Finalmente una buona notizia per chi vuole aprire un’impresa (e, in generale, per il nostro paese).

L’Italia scala infatti 44 posizioni nell’ultima classifica internazionale “Doing Business” redatta dalla Banca Mondiale, e che ogni anno mostra quali sono i paesi in cui è più (o meno) facile mettere su una attività. L’Italia arriva ora alla cinquantaseiesima posizione, dalla centesima dell’anno scorso, nella sezione “starting business” cioè apertura di nuove imprese.

 

A spingere in alto il nostro posizionamento sono una serie di norme che negli ultimi tempi hanno semplificato la vita ai neo-imprenditori: in particolare la trasmissione telematica degli atti notarili per quanto riguarda la costituzione di nuove società. Aiuta anche la possibilità di mettere su una s.r.l. semplificata: così l’Italia ha un rango d’eccellenza, pari a quello degli Usa (46) e migliore di quello della Svizzera (69), Spagna (74), Lussemburgo (82), Giappone (83), Austria (101) e Germania (114).

 

A pesare positivamente sono anche altre semplificazioni relative al settore immobiliare: da questo punto di vista, sottolinea la Banca Mondiale, il trasferimento della proprietà immobiliare in Italia è meno costoso, prevede un minor numero di procedure e tempi più rapidi rispetto a gran parte dei paesi occidentali. Questo soprattutto grazie all’introduzione massiccia della digitalizzazione degli atti. Così in questa categoria il rango dell’Italia (41) risulta migliore, tra l’altro, di quello dell’Australia (53), Canada (55), Paesi Bassi (58), Spagna (66), Regno Unito (68), Giappone (73), Germania (89), Francia (126) e Belgio (171).

 

Insomma, dati incoraggianti. Anche se naturalmente non hanno valore assoluto, e che comunque non devono illuderci di essere un paese “normale”: sull’Italia pesano ancora problemi strutturali enormi. Basti dare un’occhiata alle altre voci della classifica Doing Business: la burocrazia (da noi per una pratica servono 233 giorni, in Germania 96), l’accesso al credito (Italia al posto numero 89, Germania al 23), per arrivare all’allucinante “total tax rate”, cioè l’insieme di tutte le tasse che le imprese pagano in Italia: qui arriviamo alla bellezza del 65,4%, il doppio della Gran Bretagna (33%). La strada della normalità, come si vede, è ancora lunga.

Leggi anche: