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Back-reshoring, cos’è e quanto fa bene all’Italia

Si è svolta settimana scorsa l’assemblea annuale dell’ANIE, la federazione all’interno di Confindustria che rappresenta le imprese elettroniche e elettrotecniche. Visto il settore di cui stiamo parlando, è normale che si sia parlato di innovazione, così come di educazione, ma uno degli argomenti di punta è stato il back-reshoring.

Back-reshoring significa riportare un’impresa che ha spostato l’attività all’estero in terra natìa.

Sembra una scelta sempre più seguita dalle aziende in giro per il mondo quella di togliere le proprie attività da paesi fortemente competitivi dal punto di vista dei costi del lavoro per farle tornare dove sono cominciate. Negli Stati Uniti il back-reshoring ha una portata sempre più importante, grazie sopratutto a iniziative che incentivano il ritorno della manifattura in USA e al crollo dei costi dell’energia.

Per il momento il back-reshoring non è un fenomeno altrettanto dirompente in Italia, e riguarda sopratutto le aziende di qualità e del lusso.

In uno studio svolto da UniCLUB MoRe Back-reshoring Research Group si trovano anche le cause di questi rientro: il primo è il costo degli spostamenti delle merci, che oggi incide particolarmente sui costi dei prodotti, e a questo si aggiunge che a causa del mercato stagnante le merci rischiano di restare bloccate sui mezzi di trasporto; c’è da considerare anche un aumento dei costi produttivi nei Paesi dove era stata spostata la produzione – con una scarsa qualità. Ultimi ci sono gli incentivi al rientro in patria, che per il momento sono minimi.
 
A questo va aggiunto che il marchio “Made in Italy” ha un forte impatto sugli acquirenti, soprattutto sugli stranieri.

Per quanto siano positivi questi rientri, non si può dire che aiuteranno l’occupazione (per il momento).

Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison di Confindustria, ha spiegato a Repubblica che “gran parte della perdita di posti di lavoro, un milione tra il 2007 e il 2012, è dovuta al crollo dei consumi interni più che agli effetti della delocalizzazione,” tra l’altro, per lo più avvenuta a inizio anni Duemila, quindi prima della crisi.
 
Ma il segnale che porta la back-reshoring è che investire in Italia è possibile, e sempre più semplice.

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