08dic

Banche e piccole imprese, (non) c’eravamo tanto amati.

 

Insieme allo spread, abbiamo purtroppo imparato a conoscere negli ultimi anni cos’è il “rating”, cioè quella valutazione che solitamente le agenzie specializzate come Moody’s o Standard and Poor’s danno a stati e compagnie private in base alla loro solidità e capacità di rimborsare i prestiti. Ma, più in piccolo, anche le banche danno i loro rating, cioè delle pagelle, alle imprese, quando si tratta di aprire un fido o un mutuo. Una pagella che tiene conto solitamente dei bilanci e di pochi altri dati; un sistema che specialmente in tempi di crisi (e il 2013 si annuncia peggiore del 2012) può penalizzare ulteriormente le aziende, soprattutto le piccole e piccolissime, alle prese con clienti che non pagano (magari lo Stato) e con una congiuntura negativa, ma magari con modelli di business e  prospettive positive, insomma in attesa che passi la bufera. Le banche, da parte loro, sono alle prese con una coperta sempre più corta, dovendo sottostare  normative sempre più severe come il Basilea 3, che impone un rapporto più stretto tra attivi e passivi (in pratica, impone di erogare meno credito).

Di qui l’esigenza di una “terza via”, cioè di attuare un sistema di valutazione che tenga anche conto delle prospettive future delle aziende senza creare pericolose (e ulteriori) restrizioni del credito e dall’altra parte tuteli le banche contro eventuali “default”.

Che fare? In Veneto si sta cercando una soluzione condivisa a livello territoriale. Qui con un accordo tra Ordine dei Commercialisti, istituti bancari e associazioni di categoria si sta studiando un patto di fiducia che prevede maggior trasparenza e collaborazione tra banca e impresa; in modo da fornire agli istituti un “ritratto” più preciso della situazione di ogni singola azienda, con la messa in comune di dati più approfonditi, in modo che gli istituti bancari possano fidarsi maggiormente ed erogare crediti in maniera più veloce. «Per facilitare l’accesso al credito estendiamo anche alle piccole aziende la cultura del business plan, della relazione di gestione, dei resoconti trimestrali e di tutti quegli strumenti che usano le aziende quotate in borsa e che rendono conto agli azionisti senza però aggiungere complicazioni per gli imprenditori», ha detto al Corriere del Veneto il presidente di Confindustria per le piccole imprese Alberto Baban. Per il momento, sono già dieci gli istituti bancari che hanno dato disponibilità ad attuare questo nuovo sistema che aumenta anche la fiducia reciproca tra banca e impresa e e mette al sicuro entrambe.

Già, banca e impresa, un rapporto quasi mai facile. E se a fidarsi (poco) sono le prime, anche le imprese, soprattutto le piccole, non sono quasi mai entusiaste di questa relazione “pericolosa”. Secondo il Rapporto Piccole Imprese 2012 di Unicredit, sono solo 2 su 10 i clienti business che giudicano positivamente i servizi offerti dalle banche. Nel paper, pubblicato nei giorni scorsi e giunto alla sua nona edizione, emerge un rapporto contrastato. Il 31% dei piccoli imprenditori giudica “scarso” i servizi offerti dalle banche e il 58% giudica “complesso” l’iter da seguire per ottenere finanziamenti (contro il 28% che lo giudica “normale”). Ma soprattutto, per tornare al tema della valutazione reale della piccola impresa, il 33% del campione ritiene “scarsa” la capacità degli istituti di valutare “oltre alla sua attuale situazione patrimoniale anche le prospettive future della sua attività”.

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