03gen

Brevetti e innovazioni, dall’Europa più tutele per i piccoli inventori

Si chiamerà Brevetto unico europeo e sarà il sistema normativo con cui idee innovative e invenzioni saranno d’ora in poi meglio tutelate a livello comunitario. Il pacchetto di norme che regolerà tutte le controversie che potranno nascere intorno alla registrazione di marchi e di brevetti, ci ha messo qualcosa come 30 anni per essere definitivamente approvato dal Parlamento europeo, ma ora è finalmente una realtà. Una realtà attesa soprattutto dalle piccole imprese, che in Paesi come il nostro ad esempio, sono una vera fucina di talenti imprenditoriali, capaci di sfornare idee innovative a ritmo incalzante. Peccato però che finora la tutela assicurata a queste innovazioni fosse blanda, soprattutto rispetto a Paesi esterni alla Comunità. Senza contare poi che le procedure e i costi da sostenere per vedersi riconosciuto un brevetto erano spesso per molti proibitivi.

Fino a qualche tempo fa ci volevano infatti fino a 36mila euro per il riconoscimento giuridico totale della propria idea, contro i 1.850 che si pagavano invece ad esempio negli Stati Uniti. Una volta a regime invece con la nuova normativa basteranno da un minimo di 4.725 euro ad un massimo di 6.425 euro per vedersi riconosciuta la tutela integrale del proprio brevetto.

Inoltre in caso di dispute e controversie le imprese europee e quindi quelle italiane, potranno ricorrere a un Tribunale unificato delle controversie brevettuali per mezzo di un accordo internazionale. Le nuove norme quindi, non solo permetteranno una difesa più efficace a livello mondiale dei brevetti delle aziende europee, ma serviranno anche a bypassare tutte le barriere esistenti in precedenza tra Stati comunitari, ognuno dei quali prevedeva proprie norme in materia che si accavallavano in maniera disarticolata con quelle previste dall’Ufficio europeo dei brevetti. Tutto bene dunque? Fino a un certo punto, almeno per quanto riguarda le imprese italiane. Il nuovo pacchetto di leggi sui brevetti, prevede infatti che il regime linguistico delle nuove norme sia basato su soli tre idiomi: tedesco, inglese e francese. Un elemento questo che tra l’altro è stato per lungo tempo di ostacolo alla definitiva approvazione della normativa. Stando questa situazione, le imprese italiane, per sole spese di traduzione, potrebbero essere costrette a mettere in conto costi del 30% superiori a quelli di altre imprese appartenenti a Paesi in cui la lingua coincide con quelle del nuovo pacchetto normativo. Un problema questo posto soprattutto da Italia e Spagna che per il momento hanno deciso di prendere una posizione attendista. In ogni caso per il momento la procedura prevede che la domanda possa essere presentata in qualsiasi lingua, previa traduzione allegata da presentare all’Ufficio europeo brevetti. Il tutto in attesa dell’effettiva entrata in vigore della nuova normativa che scatterà dal 1 gennaio 2014 o quando almeno tredici Stati dell’Unione avranno recepito le nuove norme. Staremo a vedere se in questo lasso di tempo accadrà qualcosa sul fronte “linguistico” della norma. In ogni caso, si tratta di un risultato importante, che potrebbe dare nuovo impulso alle piccole imprese europee, e quindi italiane, che si vedranno riconosciute migliori tutele ai propri sforzi per innovare.

Leggi anche: