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Buone nuove dall’Europa: Junker, economia e sviluppo

È successo, c’è un nuovo presidente, si chiama Jean-Claude Juncker e per i prossimi anni sarà alla guida della Commissione Europea. Bene no? Benissimo, perché sin dall’inizio, dal suo discorso inaugurale, Junker ha puntato tutto sul rafforzamento dell’economia europea.

 

“Io non credo nei miracoli. Non esiste una ricetta o un bottone magico a Bruxelles da spingere per la crescita. Riforme strutturali, credibilità fiscale e investimenti a livello nazionale e comunitario devono andare di pari passo.”

 

Junker è stato il primo ministro del Lussemburgo, il Paese più ricco nell’unione europea. Nessuno si sarebbe aspettato che il discorso d’insediamento non sponsorizzasse le politiche volte all’osservazione dei vincoli finanziari: “Invito i colleghi che criticano l’austerità ad abbandonare l’idea che si possa crescere con deficit e debito.” Non è così. Se così fosse oggi l’Europa conoscerebbe la più alta crescita del mondo”.

 

Come dargli torto? Nella situazione economica in cui oggi siamo, è necessario osservare i patti e i vincoli che ci siamo autoimposti, altrimenti lo sfaldamento economico creerebbe una fortissima tensione tra i paesi membri, tale da arrivare a un punto di non ritorno. Non bisogna commettere l’errore di confondere, però, questa posizione con quella della Germania.

 

Questo per due ordini di motivi: il primo è costituito dalla maggioranza che sostiene la commissione. Anche in Europa l’esecutivo è sostenuto da una larga intesa che coinvolge il Ppe (per intenderci, il centro destra), fino ai socialisti del S&D, passando per i liberali dell’Alde. Questo miscuglio di posizioni politiche non permetterebbe a Junker di applicare la più rigida politica di austerità, a meno che la commissione non decida di fare a meno dei voti dei socialisti.

 

Secondo: Junker è un politico di matrice cattolica, attento alle conseguenze sociali che avrebbe una politica troppo rigida. E questo suo carattere, sin dall’inizio, è venuto totalmente allo scoperto.

 

La Ue “deve avere anche un’altra ‘tripla A’, quella sociale, altrettanto importante di quella economica.”

 

I presupposti per crescere ci sono. C’è un presidente di commissione che ha deciso di adottare delle posizioni decise. Posizioni che saranno, inevitabilmente, sostenute da una larga maggioranza che rappresenta simbolicamente la necessità di uscire da questo momento di crisi tutti insieme.

Scritto da Redazione il 22 ottobre 2014

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