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Cambiomerci, la start-up innovativa per pagare “in natura”

 

Problemi di liquidità? Fatture che non ci vengono pagate? Per non parlare dei famosi pagamenti della pubblica amministrazione.

 

Oggi le aziende, anche (e soprattutto) piccole e piccolissime, vanno incontro a non pochi problemi di liquidità. Anche il credito bancario non si è ancora ripreso del tutto e le banche – come sa bene chi chiede un finanziamento – sono spesso estremamente rigide. Una soluzione innovativa? Tornare al baratto.

Sembra uno scherzo, eppure una start-up innovativa propone questo nuovo (e antico) sistema che permette alle imprese di continuare a lavorare, acquistare beni e servizi, senza pagarli ma scambiandoli con altri beni e servizi prodotti d altre imprese.

 

Si chiama Cambiomerci.com e si basa sul modello di business innovativo del barter bystem (sistema del baratto) e dà la possibilità alle imprese associate di acquistare materie prime, semilavorati, prodotti finiti e servizi da altre aziende, pagando con i rispettivi prodotti e servizi. Su www.cambiomerci.com è possibile lo scambio in una logica di multilateralità: chi vende ottiene monete complementari utilizzabili per acquisti, da effettuare anche in tempi successivi, e non necessariamente con la stessa impresa con cui è avvenuto lo scambio, ma solo con le aziende che offrono ciò di cui si ha bisogno. Il meccanismo, garantito dalla scadenza di crediti e debiti, consente sia di ottenere beni in assenza di liquidità che di smaltire giacenze evitando il ricorso all’indebitamento.

 

Cambiomerci è stata fondata nel 2011 da Francesca Scarpetta e Antonio Leone (oggi rispettivamente direttore generale e amministratore delegato). “Siamo già riusciti a ottenere risultati positivi in termini di fatturato. Cambiomerci rappresenta un’opportunità unica per le piccole e medie imprese italiane che devono affrontare crisi di liquidità e di ordinativi, altissimi livelli di inflazione e concessione del credito in calo da parte delle banche” dice Francesca annunciando tra l’altro l’entrata nella società dell’incubatore Digital Magics. Martedì 22 luglio infatti l’incubatore ha annunciato di aver acquistato il 12% di Cambiomerci tramite la sua divisione 56Cube. Un investimento strategico per il fondo quotato alla Borsa di Milano, come commenta Gennaro Tesone, a.d. di 56CUBE: “Cambiomerci.com diventerà una leva fondamentale per i nostri incubatori, una vera e propria infrastruttura. Per noi avere un nostro sistema di pagamento complementare all’interno significa offrire alle start-up innovative digitali, che nei primi anni di vita hanno poca liquidità, uno strumento importantissimo per accelerare ancora di più la crescita delle neoimprese”.

 

Un investimento che Cambiomerci utilizzerà per rinnovare la piattaforma tecnologica, ampliare il proprio circuito e diventare – nelle intenzioni – il primo sistema di pagamento complementare in Italia. Un investimento in linea con l’aumento esponenziale del baratto negli ultimi anni. Un modello, quello del barter, nato con la grande crisi del ’29, e, tristemente, tornato di moda: nel 2013 sono state infatti oltre 50.000 le piccole imprese che l’hanno utilizzato, soprattutto tramite il sistema europeo della banca svizzera Wir. Fondata nel 1934 come conseguenza della crisi economica mondiale scoppiata nel 1929, il sistema ha puntato da subito sul contrasto alla scarsa liquidità derivante dalla sovrapproduzione, utilizzando una specie di baratto aziendale e operando senza far ricorso al denaro contante. Dopo circa 80 anni dalla fondazione, nel 2013 il sistema di compensazione Wir, vede transazioni in natura per 1,2 miliardi di euro. Negli Stati Uniti, le operazioni di questo tipo sono state 500 mila, per un ammontare di oltre 7 miliardi di dollari. A livello globale, invece, ogni anno si compiono transazioni di questo tipo per 12-14 miliardi di euro, pare a una quota tra l’1 e il 5 per cento di tutti i pagamenti mondiali. 

 

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