31gen

Il caso Uber e lo sciopero dei tassisti

Il 29 gennaio a Milano è stata una giornata nera per chi cercava un taxi. Non è la prima volta che i tassisti scioperano, ma la ragione è molto particolare. Non sono state le tanto contestate liberalizzazioni, o questioni legate a diritti sul lavoro, ma un’app.
 
Uber è un servizio di noleggio auto con conducente, nato nel 2010 a San Francisco e che in pochi anni ha fatto il giro del mondo. Tra gli investitori troviamo nomi di spicco come Google Ventures, Benchmark e Goldman Sachs. L’ideatore del servizio è Garret Camp, già noto per il portale di social bookmarking Stumble Upon.

Il servizio (uguale in tutto il mondo) permette a un utente di prenotare un’automobile con autista attraverso un’app per smartphone.

Una volta trovata l’auto più vicina e saliti in vettura si fa un preventivo in base alla destinazione, ma se la velocità del viaggio sarà sotto i 20 km/h (la norma nelle ore di punta) allora si applicherà una tariffa a tempo, se sarà superiore la tariffa sarà sulla distanza. Il pagamento non è direttamente all’autista, ma viene fatto automaticamente dall’app tramite carta di credito una volta arrivati a destinazione.
 
Il servizio Uber è utile per gli utenti, ma anche per gli autisti NCC (noleggio con conducente) che possono grazie all’app riempire i momenti di piatta lavorativa prendendo la quota che gli spetta a fine della settimana.
Gli autisti vengono anche giudicati tramite l’applicazione con i pareri diretti dei clienti (come si fa con i venditori di ebay).
 

Uber è arrivato a Milano a febbraio 2013, e il successo del servizio – tornato molto utile durante le settimane della moda e i giorni di sciopero dei mezzi pubblici – non è andato giù ai tassisti.

 
Già a dicembre sul blog di Uber Milano si parlava dell’astio con cui era stato accolto il servizio, quando c’erano stati i primi casi di intimidazione verso alcuni autisti del servizio, “Non è né legale né eticamente corretto che si utilizzi la nostra applicazione in modo improprio per intercettare i nostri partner, intimidirli con le spranghe e seguirli per danneggiare la loro vettura.” Non è un caso isolato: anche a Parigi sono stati aggrediti alcuni autisti del servizio. Dal blog si evince che i sospetti ricadano su una categoria precisa, “dopo molte battaglie che abbiamo già vinto, l’unica soluzione che i sostenitori dei tassisti trovano è quella della violenza.”
 
Il 29 gennaio è stato quindi il picco di una tensione già esistente: gruppi di tassisti ha marciato a passo d’uomo da Linate fino a Piazza della Scala sotto la sede del comune per chiedere maggiori controlli sull’esercizio abusivo dell’attività. E il Comune ha assicurato controllo in particolare verso due aspetti: il costo del servizio, che non può essere “stimato” prima della corsa, e di vietare la sosta in attesa delle chiamate in strada, prerogativa esclusiva dei taxi.
 
Gli utenti entusiasti di Uber difendono il servizio e la sua trasparenza, mentre i sostenitori dei tassisti si chiedono se non sia semplicemente una compagnia di taxi come un’altra che aggira però le regole della categoria.
 
Ci si trova quindi a dover riflettere sul ruolo delle istituzioni rispetto ai servizi web-based che hanno però un corrispettivo reale già esistente, per trovare un equilibrio tra rispetto delle regole, innovazione e libera concorrenza, sperando che queste soluzioni si trovino prima di portare una categoria a bloccare una città.

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