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Con la cultura? Si mangia eccome (ma senza assistenzialismo)

Giovani, imprenditoria e coesione sociale. E’ questo il trinomio su cui si fonda l’iniziativa di sostegno all’occupazione lanciata dal governo e denominata “Giovani del non profit per lo sviluppo del Mezzogiorno”. Come dice il nome stesso, si tratta di un programma rivolto innanzitutto alle Regioni meridionali incluse nel cosiddetto Obiettivo Convergenza, quello che a livello europeo ha sostituito l’ex Obiettivo 1. Stiamo parlando dunque di Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Per i giovani under 35 di queste Regioni che vorranno lanciare progetti privati per il rafforzamento delle coesione socio-economica il governo ha deciso di stanziare 37,4 milioni di euro.

Spazio dunque all’inventiva e all’intraprendenza di tutti quei giovani senza occupazione che, attraverso associazioni di volontariato e non profit, saranno in grado di valorizzare con la propria attività beni pubblici e migliorare l’offerta di servizi collettivi, con particolare attenzione ai beni culturali. Insomma, ancora una volta si conferma che la cultura, ben lontano dai classici stereotipi che la vorrebbero avulsa da qualsiasi rapporto con la realtà sociale, può invece funzionare da vero e proprio volano per l’innesco di significative attività lavorative. Nel caso specifico si stima che potranno essere almeno 200 le iniziative che vedranno la luce grazie al programma Giovani del non profit. I progetti verranno realizzati all’intero del Pac, il Piano di azione e coesione, e verranno cofinanziati fino a un massimo di 200mila euro. Particolarmente entusiasti dell’iniziativa sono stati i ministri del governo Monti che più di tutti hanno creduto in questa nuova opportunità: il ministro della Cooperazione internazionale e Integrazione Andrea Riccardi, e il ministro Fabrizio Barca responsabile proprio della Coesione territoriale. I due promotori del programma hanno tenuto infatti a sottolineare che Giovani non profit vuole presentarsi come un progetto che mira appunto a stimolare l’imprenditorialità dei giovani, e non certo a fare assistenzialismo di vecchio retaggio.

Due i canali, delimitati da specifici bandi, entro cui potranno confluire i progetti imprenditoriali. Il primo punta a sostenere il recupero di spazi comuni al fine di restituirli al territorio, dando impulso per questa via, come detto, all’imprenditoria giovanile e all’occupazione sociale. Il secondo bando invece è più volto a favorire l’inclusione sociale, il coinvolgimento ed il sostegno di giovani in condizioni di disagio, con l’obiettivo di promuovere la cittadinanza attiva e la solidarietà.

Un’occasione unica per unire finalmente volontariato e coesione sociale a lavoro e opportunità di sviluppo.

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