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Contro la crisi, arrivano i contadini laureati

In Italia la laurea comincia sempre più a fare rima con agricoltura e campagna. E’ quanto emerge da una recente ricerca condotta dalla Swg per conto della Coldiretti. Dallo studio è venuto fuori infatti che, non solo i giovani in agricoltura per la prima volta negli ultimi dieci anni sono in aumento e di una quota sostanziosa pari al 4,2%, ma fra chi ha meno di trent’anni i laureati sono il 36,5% mentre il 56% ha un diploma di scuola media superiore. Insomma, se una volta i figli dei contadini venivano invitati caldamente a studiare, perché lavorare i campi significava sudore e fatica, oggi i giovani laureati stanno proprio riscoprendo l’attività agricola, e tornano alle fattorie muniti però di nuove professionalità e grandi competenze. Tutte al servizio, tra le altre, di quelle circa 62mila aziende agricole che oggi in tutta Italia sono guidate proprio da giovani imprenditori con meno di 30 anni.

Ancora presto per parlare di una svolta epocale e per pronosticare una fuga al contrario, dalle città verso le campagne. Ma di certo si tratta di segnali significativi, che si aggiungono a quelli resi noti dal Ministero dell’Università e della ricerca secondo cui gli allievi degli istituti agrari nel corso di questo ultimo anno sono aumentati dell’11%, ai danni soprattutto dei licei che hanno registrato invece un calo di iscrizioni.

Forse, più che un segno dei tempi, una diretta conseguenza della crisi economica, che sta facendo riscoprire la campagna come possibile alternativa occupazionale a migliaia di giovani in cerca di lavoro. Non è dunque un caso che, secondo le più aggiornate stime economiche, per il 2012 si realizzerà un aumento del Pil solo e proprio nel comparto agricolo, un seppur minimo + 1,1%, che comunque brilla di luce propria rispetto ai tonfi di industria, a -5,8% e costruzioni che calano del 6,5%, così come i servizi che perdono l’1,1%. Un vero e proprio spot per il lavoro di contadino, che può contare su un altro dato quanto mai significativo, reso noto dalla stessa Coldiretti: nel secondo trimestre del 2012  c’è stato un aumento record del 10,1% dei lavoratori dipendenti nelle campagne, in netta controtendenza con l’andamento generale.

Il tutto tenendo anche presente che ormai l’antico lavoro di fatica nella maggior parte dei casi è stato accantonato grazie all’introduzione delle più moderne tecnologie agricole. Addio a zappa e vanga a favore di aratri e trattori per non parlare di mietitrebbie e motofalciatrici. Per chi poi volesse inventarsi di sana pianta, è proprio il caso di dirlo, una nuova attività, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Già ora gli esempi non mancano e si va da giovani ammaestratori di falchi e poiane ad allevatori di oche da guardia. Insomma, secondo la Coldiretti, si sono aperti spazi di operatività impensabili fino a qualche anno fa e che attendono solo di essere sfruttati da giovani, oggi possibilmente anche laureati.

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