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Contro la crisi, è ora di cambiare passo. In bicicletta.

L’economia, si sa, è la scienza della scarsità, e le difficoltà aguzzano l’ingegno. Così anche dalla crisi attuale possono arrrivare spunti per nuove attività imprenditoriali. Nella sua quarantaseiesima edizione, uscita venerdì, il rapporto Censis (l’istituto di ricerca che dal Dopoguerra fotografa i comportamenti degli italiani) mostra la famiglia alle prese con soluzioni artigianali contro la crisi: per esempio, ci si libera dei gioielli di casa, si coltiva l’orto. Soprattutto, si lascia la macchina in garage.

In due anni, dice la ricerca, 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o preziosi; l’85% ha eliminato sprechi ed eccessi, il 73% va a caccia di offerte; ma soprattutto, per quello che ci interessa, il 62,8% ha ridotto gli spostamenti in auto per risparmiare benzina. E a beneficiare di questo cambiamento sono state le biciclette: vendute in 1 milione e 750 mila esemplari, contro 1.748 mila auto. Uno storico sorpasso, che coincide con il caro-benzina e con la voglia di ecologia degli italiani. Pietro Nigrelli, direttore del settore biciclette della Associazione nazionale del ciclo e motociclo (Ancma), spiega che “il segreto del successo sta nel fatto che la bici è easy, facile da usare, costa poco, è maneggevole, comoda, oggi anche hi-tech nelle versioni ibride ed elettriche. Su un tratto di 5 km batte qualsiasi altro mezzo”. In effetti i tempi di percorrenza della bicicletta sono spesso imbattibili anche in città difficili come Roma. Il risultato è che gli italiani si affidano sempre più a questo mezzo: anche secondo i dati di Wwf Italia – Grow The Planet, il 39,5% degli italiani utilizza la bicicletta.

Ma la bici può non essere solo un modo per risparmiare e salvaguardare l’ambiente, può essere anche il settore in cui mettere su un piccolo (o grande) business.

Magari partendo dal restauro: secondo l’Associazione nazionale del ciclo e motociclo (Ancma), nelle cantine degli italiani ci sono oltre 32 milioni di bici inutilizzate. Il presidente dell’Ancma dice che “sempre più gente decide di recuperare vecchi modelli ritrovati in garage o in cantina. Con 100-150 euro i negozi specializzati, ce ne sono 2700 sparsi in Italia, ti propongono un restyling completo, seguendo le mode del momento: manubrio dritto, ruote colorate con lo scatto fisso, telaio riverniciato. Così si valorizzano bici vecchie ma che erano fatte su misura, con telai d’acciaio”. Restauro e costruzione di bici fatte a mano rappresentano un’interessante (e anticiclica) prospettiva di lavoro, come nei casi di questa e questa piccola impresa.

Ma per chi guarda invece a un futuro più tecnologico, è bene sapere che secondo l’ultimo rapporto della Associazione Europea dell’industria della bicicletta, la rivoluzione dei trasporti nei prossimi dieci anni “sarà dal basso, e non vedrà come si crede un ruolo centrale dell’auto elettrica”, bensì quello delle due ruote, delle biciclette, e in particolare delle e-bike, le bici elettriche o a pedalata assistita. Un settore in cui stanno investendo colossi come Bmw, per esempio. Perché, secondo un altro rapporto, quello di Pike Research, entro la fine del 2012, le biciclette elettriche potrebbero raggiungere i 30 milioni di esemplari al mondo e, tra il 2012 e il 2018, il mercato mondiale delle biciclette crescerà a un ritmo del 7,5% annuo, fino ad arrivare a oltre 47 milioni di veicoli venduti nel 2018. Una prospettiva interessante anche per le ricadute in Italia in termini di prospettive di lavoro: basta pensare che se dal 2000 a oggi l’occupazione in questo settore si è praticamente dimezzata, passando da 6.200 a 3.174 addetti. Un trend che potrebbe facilmente invertirsi, anche (o forse soprattutto) in un momento di crisi come questo.

 

 

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