19feb

Cos’è lo smart working? Risponde la Social Media Week

La Social Media Week è l’evento dedicato a tutti gli usi dei social media negli ambiti della vita quotidiana.

Sono cinque giorni, dal 17 al 21 febbraio, in cui vari esperti si confrontano sui temi legati all’uso delle tecnologia nel lavoro, nelle relazioni, nell’economia, e qualsiasi altro aspetto dell’esistenza che può essere twittato, likato, sharato o instagrammato.
A Milano ci sono circa 11 eventi al giorno, a cui si può assistere sia dal vivo che in streaming. Tra gli eventi di oggi, una chiacchierata sui considerevoli rinnovamenti di una modalità lavorativa molto spesso bistrattata dalle aziende italiane.

Una volta si chiamava “telelavoro”, ora è lo “smartworking”. Smart per diverse ragioni.

Ne hanno parlato oggi Monica Fabris, sociologa, Rita Querzé, giornalista del Corriere della Sera, Alessia Mosca, parlamentare capogruppo Pd della Commissione Politiche Europee, Chiara Bisconti, Assessore al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero del comune di Milano, Paola Cavallero, General Manager di Nokia Sales International e Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere della Sera.
Lo smartworking è l’oggetto di un decreto legge recentemente depositato in Parlamento su proposta della Parlamentare Alessia Mosca. L’obiettivo è quello di rendere più semplici le modalità per fare telelavoro. Esiste già una normativa a riguardo, ma rende questa possibilità (pensata come esigenza per le madri lavoratrici, ma estendibile a chiunque) più complessa di quanto potrebbe essere.
 
Finora è esistita la figura del “telelavoratore”, un dipendente che lavora solo da casa, mentre quello che si vorrebbe fare con la nuova legge è rendere il telelavoro una possibilità “orizzontale” per tutti i lavoratori di un’azienda, che decidono insieme al datore di lavoro in quali giorni poter lavorare da casa, senza essere esclusi dalle dinamiche aziendali.
 

I vantaggi dello smartworking sono molteplici, e per entrambe le parti coinvolte.

A occuparsi delle indagini a riguardo è stata la School of management del Politecnico di Milano. Questi i loro risultati, riportati dal sito donnemanager.it: dando la possibilità al lavoratore di lavorare da casa due giorni alla settimana, in media si risparmiano 550 euro di costi vivi all’anno per persona, e si stima un aumento di produttività in media intorno al 25%. “In termini pratici, un’azienda con oltre 500 dipendenti che ipotizza un più 10% nel telelavoro può aspettarsi un beneficio in termini di costo del lavoro pari a circa 1,7 miliardi di euro.” Parlando invece dal lato del lavoratore, “anche soli 100 giorni all’anno di telelavoro garantirebbero ai dipendenti un sensibile risparmio di tempo negli spostamenti, e quindi di denaro (complessivamente 407 milioni di euro all’anno).”
 
Nell’incontro alla Social Media Week si è sottolineato che questa dinamica è un miglioramento per tutti i lavoratori, cercando di togliere quella sorta di “appartenenza di genere” che vorrebbe il telelavoro come una questione femminile. “Si discute della capacità di autodeterminazione dei lavoratori,” ha detto l’Assessore Bisconti. In questo senso forse diventa necessario trovare un equilibrio tra lavorare da casa grazie alla connessione e lavorare a qualsiasi ora del giorno a causa della connessione. È proprio l’autodeterminazione del lavoratore a poter essere un ostacolo per il telelavoratore, portando a possibili “disomogeneità”, come le chiama la sociologa Fabris. Quando si potrà contare su una giusta misura tra lavoro da casa e gestione dei mezzi, allora lo smartworking potrebbe diventare una vera rivoluzione.

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