10giu

Cread.me, la piattaforma online di creativi per creativi

cread.me

Sasà Tomasello ed Enrico Scognamillo sono due ragazzi campani e da qualche mese hanno dato vita a cread.me, un progetto di piattaforma online nato dalla combinazione di creatività e comunicazione in uno spazio condiviso da e per creativi e comunicatori. Oggi molte attività si affacciano al mondo business passando dal Web, e riuscire a fare mercato sfruttando le proprie competenze e offrendo uno spazio in cui mettere a disposizione la propria esperienza è un’occasione che Sasà ed Enrico non si sono lasciati sfuggire. Da qui nasce la community online di cread.me che accoglie i creativi dell’intera filiera della comunicazione fornendo uno spazio virtuale per offrire un valore importante, quello dell’esperienza. Sasà ne è il creative marketer, Enrico il creative developer, entrambi hanno alle spalle un passato nell’ambito dello sviluppo online e della creatività. Abbiamo parlato con Sasà per farci spiegare qualcosa di più sul progetto.

 
Come vi è venuta l’idea di cread.me?
cread.me è un progetto che nasce dalla combinazione di un concept fortemente innovativo in ambito di comunicazione, ideato da me, che sono il creative marketer, con la tecnologia della piattaforma meemi.me di Enrico Scognamillo (creative developer). Erano anni che amavamo definirci Creative Advisory, mettendo le nostre capacità ed esperienza al servizio dei clienti, riuscendo a lavorare su progetti che ci potessero coinvolgere a 360° e potendo essere coinvolti in tutte le fasi e presi in considerazione come degli Advisor.
La prima bozza di Creative Advisory era rappresentata dal più famoso bollino “Parental Advisory” utilizzato dalle case discografiche per mettere l’attenzione sui contenuto “testo esplicito” a cui abbiamo sostituito il nostro nome, e ci faceva gioco per rappresentare il nostro contenuto “altamente creativo”.
Ma visto che siamo amanti del semplice che funziona, abbiamo pensato che il naming così fosse troppo lungo e visivamente era riconducibile a qualcosa di già famoso, quindi abbiamo abbreviato il nome in “cread”, in realtà cread.me, letto “credmi”. Gioca con il concetto di creativo ma anche con l’assonanza a “credimi”.
Il logo è nato da sé, lavorando sulle emoticon che tanto piacciono ai social addict. Ribattezzato “shaka”, è uno smiley che fa il saluto dei surfisti, che era anche quello di Ronaldinho, lo “shaka Bro”. Ed è diventato anche a mascotte della community.

 

Di cosa si occupa esattamente cread.me?

cread.me è una community nata per i creativi e marketers con l’ambizione di diventare uno strumento unico e funzionale agli utenti. Uno strumento di crowdsouring che metta in relazione le tante professionalità che esistono e già convivono nel mondo della comunicazione, troppo spesso senza parlarsi, ognuno incastrato nel proprio ruolo istituzionale. Quello che ci piace credere è che un art director possa trovare il suo copy e che a loro volta possano trovare il proprio account ideale e così via, innescando meccanismi di cooperazione e coworking lontano dai confini imposti dal luogo e il ruolo che si ricopre. Un piattaforma orizzontale, meritocratica e con una spiccata capacità a fare co-working.

 

È stato difficile tradurre l’intuizione iniziale in realtà?
A dire la verità, abbiamo fatto l’inverso. Ovvero abbiamo portato in rete la nosta realtà, cercando di colmare tutte quelle lacune che principalmente sono un ostacolo, come i limiti del luogo, degli orari, spesso dell’empatia. La domanda che ci siamo posti era principalmente questa: come fa un ragazzo di Pantelleria, magari un copy, a trovare un art che sia in simbiosi con lui, considerando il limite geografico. Se il mio Art è in Trentino? Come posso torovarlo? E poi come mi ci posso relazionare? Chiaramente la risposta era sotto il naso, navighiamo sui social network, ormai più di quanto ci relazioniamo realmente. Così abbiamo solo pensato di creare una piazza fatta da creativi e marketers, che non disdegna interferenze, ma anzi ad ogni iscritto viene messa a disposizione la propria vetrina per mostrarsi agli altri.

 

Quali sono state le difficoltà maggiori?
Chiaramente la difficoltà maggiore è quella economica. Mettere in piedi un social network non è una cosa semplice, porta via molto tempo ed energie. Soprattutto tempo, e considerando che ci siamo autofinanziati l’intero progetto non potevamo e non possiamo ancora dedicarci tutto il nostro tempo. Dobbiamo pensare prima alle nostre famiglie, lavorare di giorno per il nostro sostentamento lavorare di notte per poter realizzare il nostro sogno/progetto. Ma il numero di utenti che si iscrivono, i feedback positivi e vedere la propria creatura predere vita, è uno enorme stimolo che non ci ha mai fatto pensare, nemmeno una volta, di gettare la spugna. Anzi, siamo sempre più sereni e convinti di fare bene. Sappiamo che il successo di cread.me è dietro l’angolo, ormai. Per questo siamo in cerca di investitori. Ascoltate il nostro accorato appello: Angels e Venture Capital, la nostra porta è sempre aperta!

 

Dietro al progetto siete in due, come vi siete conosciuti, di cosa vi occupavate prima di dar vita a cread.me?
Con Enrico ci lega un’amicizia di lunga data. Siamo una copia di fatto ormai. Alla Totò e Peppino, visto le nostre origini Partenopee. Lui vive da un po’ di anni in provincia di Milano e io mi sono trasferito ad Ischia. I nostri rapporti sono quotidiani, non solo lavoriamo assieme da tempo, ma ormai anche la nostra amicizia è molto consolidata. Siamo molto rispettosi delle idee e dei ruoli di ognuno, anche se il confronto è quotidiano, cerchiamo sempre di non prevaricare l’uno il ruolo dell’altro. Insomma, c’è molta empatia e compatibilità, nonostante gli oltre 800km di distanza che ci dividono, solo fisicamente.

 

Cosa vi ha spinto ad intraprendere questa sfida? Sentivate la mancanza di qualcosa di simile in Italia?
Sentiamo certamente che in Italia manca una vera e propria legislazione che tuteli il nostro lavoro, ma ancor di più ci risulta difficile mandar giù l’idea che il nostro lavoro venga considerato “semplice”, è più che un luogo comune che la realizzazione di un logo, una campagna, o anche un sito web venga confuso con uno “scarabocchio su carta”, la gente è convinta che stare dietro a un computer e realizzare un prodotto pubblicitario sia una cosa semplice, che non occorra studiare il prodotto, definire un target e trovare il modo di comunicare. La frase che più spesso ho sentito dire nella mia carriera decennale è stata fin dall’inizio: “…vabbè tanto che ci vuole…”. Una frase che ha davvero convinto la maggior parte dei creativi a sfornare lavori come si sfornano le pizze. cread.me, vuole essere anche questo un luogo dovo l’unione di tutti faccia capire attraverso il dibattito e la cooperazione che forse, o l’uno o l’altro sbaglia. Ovvero, o veramente realizzare un logo, ad esempio, non ha più un valore o viceversa chi ne produce a costo zero sta rovinando anche il mercato di chi con quel lavoro fa mangiare una famiglia.

 

Come sta andando la vostra esperienza?
Ormai siamo davvero a un buon punto: dalla sua nascita sono stati condivisi15.225 memi. 11.227 testi, 121citazioni, 2.167 foto, 767 link, 43eventi e 900 video. Negli ultimi tre mesi circa 8000 visitatori, 3000 unici con una durata media di 11 min. Un migliaio di iscritti e un aumento delle iscrizioni con una media di 20 al giorno. Tutto questo senza spendere un solo soldo di “pubblicità”. Inoltre, un gruppo di advisor milanesi (hetafinance.com), ci ha sostenuto e supportato e con loro abbiamo individuato il nostro business model e messo appunto il Business Plan. Non oso immaginare dove si possa arrivare con un seppur minimo budget d’investimento.

 

Che tipo di forma societaria avete scelto?
Attualmente lavoriamo a regime con una sas, anche se il nostro desiderio entro settembre è di mettere su una srl. Il motivo è semplice: siamo in work in progress, ancora non abbiamo definito completamente la piattaforma in tutti i suoi aspetti, quindi lavoriamo con la società che già avevamo costituito prima.

 

Una domanda un po’ brutale: riuscirete a guadagnarci?
I profitti non ci sono ancora, è bello parlarne o che ci venga posta questa domanda, significa che diamo l’idea di essere già una società ben strutturata ed avviata, me ne compiaccio, ma in realtà siamo solo a ¾ dell’opera prima di poter racimolare profitti, che badate bene non saranno mai richiesti agli iscritti della piattaforma se non in alcuni casi come vendita di servizi correlati, ma assolutamente non obbligatori.

 

Di voi dite di non amare le strutture piramidali, di essere per la meritocrazia e la collaborazione. È possibile che ad oggi certi concetti non siano ancora così diffusi? Avete la sensazione che nelle imprese giovani qualcosa stia cambiando?
Purtroppo quello che noto io è che se non sei il nipote o il figlio, cugino o adattate voi il grado di parentela che preferite, le acque non si muovano per tutti allo stesso modo. Parlavamo di marchi prima, pare possibile che una tipografia realizzi un marchio in forma gratuita solo per ‘accaparrarsi il cliente’ e la relativa stampa del volantino, mentre le regioni spendono milioni per opere dal dubbio gusto, per non parlare se sia funzionale o meno alla comunicazione, poi.

 

Avete mai avuto esperienze all’estero? Pensate che cread.me possa essere un buon prodotto anche al di fuori dei confini italiani?
Abbiamo già deciso di aprire la piattaforma all’estero. Il prima possibile. Non credo più che esistano confini geografici. Se come abbiamo detto il Creativo di Pantelleria, può trovare l’anima gemella in Trentino non vedo perchè quello Romano non possa trovare la sua a Rio de Janeiro. Tra parentesi, sono pure forti i brasiliani, sono ormai davvero all’avanguardia in fatto di comunicazione.

 

Quali sono le vostre speranze per il futuro?
“Chi di speranze vive, disperato muore”, così dicevano. E noi, più che speranze abbiamo un progetto, ambizioso ma in cui crediamo molto. Contiamo di assolvere tutti i punti che abbiamo definito all’interno del nostro business plan e diventare una realtà non solo italiana ma un punto di riferimento anche per l’estero. E siamo convinti, vista la partenza, di poter solo migliorare.

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