30mar

Crowdfunding, le novità della Consob per le start up

Torniamo a parlare di Borsa e start up. Questa volta parliamo di equity crowdfunding, che non è una parolaccia ma un mezzo che ha tutti gli elementi per diventare un interessante strumento per le società innovative alla ricerca di capitali.

Avevamo già parlato ripetutamente di crowdfunding, la forma di autofinanziamento innovativa arrivata dagli Stati Uniti che sta muovendo i primi passi anche da noi. Abbiamo raccontato anche qualche esperienza diretta di giovani che hanno sperimentato questo nuovo tipo di accesso al credito con un certo successo. E avevamo preannunciato che la Consob, l’autorità che sovrintende alle regole di Borsa, stava studiando un sistema di regole di ingaggio per questo nuovo strumento, che in America è già da tempo utilizzato con successo.

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Adesso, qualcosa si muove: proprio ieri l’authority ha pubblicato un “documento di consultazione” che costituisce una bozza di regolamento, aperto alle osservazioni di chiunque sia interessato, fino al 30 aprile, dopodiché verrà approvato.

La Consob innanzitutto riconosce che il crowdfunding si è molto evoluto negli ultimi tempi, passando da una modalità “utilizzata  per  sostenere iniziative senza scopo di lucro (la cosiddetta donation)e ha subìto ultimamente “un crescente sviluppo ed è stata anche applicata per la realizzazione iniziative imprenditoriali con il riconoscimento di un piccolo  premio  (c.d. “reward based”) “sino ad arrivare allo svolgimento di vere e proprie   offerte   di  capitali  di  rischio  finalizzate  alla sottoscrizione  di  strumenti partecipativi” cioè vere e proprie azioni.

Per questo è necessario regolamentare il sistema, con due linee guida principali.

Agevolare da una parte l’attività di ricerca di capitali da parte delle start up al fine di favorire la raccolta di capitali (in un momento in cui le banche sono particolarmente alle strette nel concedere crediti).

Dall’altra, fissare paletti di sicurezza che garantiscano ai piccoli risparmiatori che aderiscano alle iniziative di crowdfunding una tutela equivalente a quello assicurato alla clientela retail dagli intermediari; tradotto in italiano: assicurare che chi comprerà azioni della start up sul suo sito online abbia la stessa sicurezza di non prendere fregature di chi compra azioni “classiche” dalla sua banca o da un promotore finanziario. Anche perché va ricordato che si parla di azioni sostanzialmente illiquide cioè non quotate, difficilmente scambiabili dunque sul mercato.

Per centrare questi due obiettivi l’autorità guidata da Giuseppe Vegas prevede in particolare: un portale online in cui le startup possano offrire le loro azioni; un corrispettivo totale di azioni che ammonti a un massimo di 5 milioni di euro per ogni società; e soprattutto il diritto di recesso da parte degli acquirenti, insieme a una sorta di “obbligo di Opa” per cui se compriamo azioni di una start up la cui quota di controllo passa di mano, abbiamo il diritto di vendere allo stesso prezzo del principale azionista.

Dopo il 30 aprile, data in cui, lo ricordiamo, finirà la consultazione online – chiunque, anche voi, potete mandare rilievi e osservazioni – si prevedono tempi brevi. Entro fine maggio-inizio giugno il regolamento dovrebbe diventare esecutivo.

Non è poco, ed è interessante notare che per una volta l’Italia vanta un primato positivo: siamo infatti i primi ad esserci dotati di una simile normativa, mentre in ambito europeo esistono solo “fogli illustrativi” delle varie authority di Borsa sui rischi che si corrono e sulle diverse tipologie di crowdfunding.

 

 

 

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