23feb

Cultura e agricoltura: si mangia eccome. Tutti i dati in vista di Expo

Con la cultura – e l’uso intelligente del territorio – si mangia eccome. Lo dimostrano, in barba a tante dicerie e luoghi comuni, i dati della Fondazione Symbola arrivati negli ultimi giorni. Secondo la ricerca presentata in vista di Expo, alla filiera della cultura – 443.458 aziende, il 7,3% del totale nazionale – l’Italia deve 80 miliardi di euro, il 5,7% della ricchezza prodotta. Ma arriviamo a 214 miliardi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale, se consideriamo quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, cresce di 1,67 euro per ogni euro prodotto dalla cultura.

 

Un altro settore su cui siamo “avanti” rispetto agli altri paesi è l’agricoltura: dice la ricerca che per 77 prodotti l’Italia è leader dell’agroalimentare nel mondo. Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, cioè i prodotti tipo il parmigiano cileno o messicano, che sembrano italiani ma non lo sono, siamo sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti. Siamo, inoltre, il Paese più forte sul pianeta per prodotti “distintivi”, con 269 prodotti Dop, Igp e Stg (a cui si aggiungono 4.816 specialità tradizionali regionali), seguiti a distanza da Francia, 207, e Spagna, 162.

 

Insomma, i punti di forza per l’Italia ci sono ancora. Per Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, “non possiamo superare questa crisi durissima senza un’idea di futuro, se non partiamo da quelli che sono i nostri punti di forza, se non mobilitiamo i talenti e le energie migliori. E per farlo dobbiamo guardare il Paese, i territori, le comunità, le imprese con attenzione e simpatia: con occhi diversi dalle agenzie di rating. Per affrontare la tempesta perfetta di questa crisi, l’Italia deve accettare le sfide di un mondo che cambia senza perdere la propria anima. E, come sta già facendo in molti campi anche senza politiche e riconoscimenti, incrociare innovazione e conoscenza con qualità, bellezza, green economy. Insomma l’Italia deve fare l’Italia. È questo il Paese che vogliamo protagonista anche all’Expo 2015.”

 

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