09gen

Dalla Borsa alla lasagna, la storia di Dario, Tommaso e Francesco

Dal poker e dalla Borsa alla lasagna, senza passare per il via. È questo il curioso percorso di tre ragazzi che due anni fa si sono messi insieme per fondare una start-up dinamica e innovativa, ma anche molto tradizionale e radicata nel territorio, come Lasagnam.

Una via di mezzo tra una trattoria romana, collocata in uno dei quartieri storici della Capitale, tra via Cavour e il Colosseo, e un McDonald’s. Gli interni del locale sono infatti hi-tech, con video a schermo piatto appesi alle pareti, e una saletta molto affollata con una capacità di 45 posti a sedere, spesso tutti occupati da stranieri e turisti. All’Arancia Francesco Cordua, 25 anni, racconta come è nata quest’esperienza. “L’idea parte dal voler investire nell’economia reale, dopo diverse esperienze da parte mia nella finanza”. Francesco faceva infatti il trader e avevo una società in partnership con un, oltre a gestire un sito che ha avuto anche discreto successo, Finanza e investimenti.it.

Per “noi” Francesco, che è calabrese e si sta laureando alla Luiss, intende i suoi due soci-amici, Tommaso Briotti, 26 anni, romano, e Dario Nittolo, 27 anni, napoletano. Anche loro studenti della Luiss, anche loro hanno abbandonato un’attività moto particolare, anzi ancora di più. Tommaso e Dario hanno infatti investito in Lasagnam i proventi della loro attività di campioni di Texas Hold’Em, lo sport (guai a chiamarlo gioco) in cui erano giocatori professionisti, nella squadra Gd Poker: anche per loro entrare in Lasagnam è stato una scelta di vita oltre che di investimento. “Il poker per loro è stato sempre un mezzo, piuttosto che un fine” dice sempre Francesco, mentre Tommaso è qui accanto a noi nel ristorante a supervisionare un menu.

Nessuna esperienza diretta nella ristorazione per nessuno dei tre, quindi, ma la provenienza da mondi diversissimi e la volontà di investire in una nicchia di mercato che coniugasse, come mi dice Francesco, la qualità di un prodotto artigianale con i servizi di un fast food. “Noi qui infatti non offriamo solo cibo di prima qualità, con menù che variano dai 7,50 agli 11 euro” prosegue Francesco – “ma anche servizi tipici di un Mac, come la toilette aperta a tutti, e non solo ai clienti, un locale riscaldato dove prendere anche solo un caffé. E inoltre un wi-fi gratuito, e la pay tv, con video e eventi sportivi, il che non guasta”.

Naturalmente poi il piatto forte è proprio il cibo: i tipi di lasagna sono undici, comprese due sperimentali alla carbonara e alla matriciana. “C’era la volontà precisa di incontrare il gusto locale e la tradizione culinaria romana” dice sempre Francesco. Nei menu sono previsti inoltre altri classici romani rivisitati e sempre prodotti con qualità artigianale, come le polpette, i fritti, le patate, e dolci come il tiramisù.

Per quanto riguarda la comunicazione, i ragazzi di Lasagnam hanno scelto un basso profilo, e puntato sul marketing diretto, utilizzando “soprattutto il tam tam e attività di flyer, approfittando della presenza di turisti che da una parte sono un po’ sospettosi (in qualche caso giustamente) sulla ristorazione romana, dall’altra non trovano un McDonald’s nel raggio di un chilometro. Inoltre Lasagnam offre un ottimo servizio a domicilio. La scelta della location è stata decisiva. Il ristorante si trova in via Frangipane, una via un po’ nascosta e defilata ma al centro di crocevia importanti. “Posto centrale, ma defilato” spiega Francesco “per iniziare con calma, anche perché non avendo esperienza specifica non era facile entrare nelle dinamiche del settore”. E anche, non lo nasconde, per “problemi di budget”.  La scelta si è rivelata strategica: “vicino ci sono non solo il Colosseo e i Fori Imperiali ma anche l’università – a pochi metri c’è la sede di Ingegneria e quella di Architettura, oltre a un grande liceo, quindi anche  gli studenti diventano un target importante”.

Torniamo a parlare di business. L’attività di Francesco e dei suoi soci al suo secondo anno di vita è già in attivo. I quarantacinque posti a sedere garantiscono turnover molto alti, con un record di 1000 presenze intorno a Capodanno. Per il futuro, i ragazzi di Lasagnam puntano a valorizzare il marchio aprendo nuove sedi, concentrandosi prima sul mercato romano e poi eventualmente in altre città italiane. E cercano, o meglio valutano, l’ingresso di un socio. Sono già diversi gli investitori che li corteggiano, ma per adesso non è stato trovato il pretendente ideale. L’obiettivo è di espandersi tramite la formula del franchising; abbiamo diverse offerte, che arrivano dai settori più disparati. Dal padre di famiglia, magari professionista, che vuole investire sui figli, alla grande catena multinazionale. Ma noi vorremmo un partner affidabile e che sia del settore, possibilmente. Ma non abbiamo fretta, anzi abbiamo già bruciato le tappe”.

Veniamo alle note dolenti. Quanto è stato difficile aprire l’attività? Venendo Francesco dalla finanza mi aspetterei parole positive sul tema della raccolta fondi, invece mi racconta che “alla fine abbiamo ottenuto un piccolo finanziamento da Unicredit, tramite un bando per le start-up erogato dalla Regione Lazio. Ma diciamo che non è stato né facile né risolutivo, perché i soldi, che comunque coprono una minima parte del capitale investito, sono arrivati solo dopo la valutazione dell’inizio attività, e non in base a un business plan”. Quindi siamo in un certo senso nel più tipico esempio dell’ombrello offerto quando non piove più, come nella celebre citazione di Mark Twain a proposito delle banche. La forma societaria scelta è quella della classica società a responsabilità limitata, mentre i dipendenti che lavorano a Lasagnam al momento sono sei. Un bilancio? “Molto positivo – conclude Francesco. Se consideriamo un anno di incubazione, da fine 2010 fino all’apertura a fine ottobre 2011. I primi mesi più difficili del previsto, ma adesso stiamo andando molto meglio delle attese”.

Leggi anche: