06giu

Delrio, ecco i fondi europei

“È ovvio che il patto di stabilità oggi è limitante, ed è evidente che la nostra azione a livello Ue mira anche a sbloccare dal patto stabilità il cofinanziamento dei fondi europei.”

 

Ecco cosa ha dichiarato Delrio, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in merito al nuovo accordo di partenariato per la programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020. Niente male, soprattutto perché è tutto pronto, e a tutti gli effetti, l’accordo, verrà approvato entro agosto.

 

Tre i grandi obiettivi: competitività delle imprese, occupazione e formazione. “Su questi tre pilastri si concentrano la maggior parte delle risorse, che ammontano a circa 32 miliardi, a cui vanno aggiunti i circa 10 miliardi del Fondo agricolo, un miliardo sulle macroaree e circa 600 milioni per la garanzia giovani.” A questo andranno aggiunti i 24 miliardi di cofinanziamento del fondo di rotazione statale, e in più, nei piani operativi regionali, il cofinanziamento statale del 70%.

 

Il sottosegretario ha parlato di investimenti approvati e programmati, che risolveranno i problemi di chi “i fondi li spende bene, non certo di chi li spende male.”

 

La proposta europea riguarderà i fondi Fesr (Fondi europei di sviluppo regionale), Fse (Fondo sociale europeo), Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca).

 

Sui vecchi programmi invece restano dei dubbi. “Poiché alcune opere devono ancora essere appaltate è chiaramente inverosimile che possano essere rendicontate entro il 2015.” Proprio per questo si sta intervenendo d’intesa con la Commissione, per la riprogrammazione delle risorse non utilizzate, e per una programmazione “non più top-down, ma che sia frutto di un’analisi strategica degli obiettivi, delle debolezze e delle specificità dei territori, sulla base della quale si costruiscano strategie di sviluppo reale e auto-propulsivo del territorio, abbandonando le logiche assistenziali.”

 

“Questa è l’ultima programmazione in cui il nostro Paese avrà a disposizione una così rilevante mole di denaro – siamo il secondo percettore dopo la Polonia – e quindi è molto importante che l’approccio venga invertito.”

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