Comportamento imprenditoriale: l’essenza di un ruolo “missionario”

Walt Disney era un genio e ha dedicato la sua vita a rendere le persone felici; il suo obiettivo non era disegnare cartoni animati o vincere Oscar ma suscitare fortissime e bellissime emozioni.

Una nuova azienda nasce grazie a un atto creativo, ed è proprio per questo un evento entusiasmante per tutti coloro che hanno un ruolo nella (pro)creazione dell’impresa. Anzitutto per chi è imprenditore, o sempre più spesso parte di un team imprenditoriale, che gioca un ruolo da “missionario”. Una scelta imprenditoriale, infatti, si basa sempre su una visione e una missione: la visione di un possibile mondo nuovo, e migliore, e la missione di chi, singolo imprenditore o componente di un team, vuole dare un contributo a rinnovare e migliorare il mondo.

La visione (la possibilità di avere un “sogno” e di perseguirlo) e la missione (il contributo dell’impresa per rendere concreto e vivo il mondo “sognato”) sono il punto di riferimento a cui le persone poi si ispirano anche nel lavoro quotidiano, raggiungendo obiettivi strategici o operativi, individuali o organizzativi. Un punto di riferimento che permette a qualunque organizzazione, grande o piccola, industriale o artigianale, commerciale o agricola, di essere unita e forte, mantenendo la direzione scelta anche di fronte a una forte concorrenza o a difficoltà di ogni genere.

È quindi indispensabile che l’innovazione, di qualunque genere (tecnologica, commerciale, organizzativa) sia presente tutti i giorni nella visione di tutti gli attori dell’impresa. Un’idea imprenditoriale “giusta” non determina di per sé il successo. Sono necessari anche capacità di progettare una buona strategia e soprattutto tanta, ma proprio tanta, voglia e capacità di realizzarla. Insomma tanta voglia di raggiungere obiettivi e produrre così qualcosa di nuovo, che migliori il mondo – anche solo una piccolissima parte.

E questa voglia che rende una missione imprenditoriale di successo. Spesso infatti, in corso d’opera i risultati non sono quelli attesi, e quindi realizzazione e/o strategia devono essere riviste, con sacrificio e determinazione. Sacrificio e determinazione che mai mancano a un imprenditore che ha una visione chiara e ben interpreta la missione che vuole svolgere, creando qualcosa di nuovo anche a costo di distruggere ciò che preesisteva. Ma che cosa rende un imprenditore “naturalmente creativo”? Semplificando tanti studi ed esperienze si possono identificare tre fasi che si ritrovano in tutti i processi imprenditoriali si successo:
1. Focalizzazione
2. Generazione delle idee
3. Valorizzazione

Il momento della focalizzazione
La focalizzazione è la capacità di individuare un elemento considerato prioritario, concentrando su di esso la propria attenzione e intraprendendo, di conseguenza, azioni molto specifiche. La missione di “migliorare il mondo” è una provocazione, volutamente ampia. Si deve nella realtà sognare in grande ma agire in piccolo, o quantomeno a piccole dosi. Concentrare l’attenzione su una parte di mondo piccola a piacere. Ecco perché si usa il termine focalizzazione. Termine che richiama la regolazione di un obiettivo, uno strumento ottico che permette di mettere a fuoco e rendere nitida l’immagine. Insomma ci si concentra su una parte di mondo ma la si vede, e la si rappresenta a se e agli altri, in modo chiaro e con contorni ben limitati.

Si tratta di puntare ad un particolare con precisione, tarando il meccanismo in modo che esso, nel contesto dell’immagine, risulti nitido e non sfocato; il particolare all’interno del generale, l’albero rispetto alla foresta.

La foto di un panorama è ampia e non è concentrata su un dettaglio, presentandosi quindi nella sua totalità, un albero è invece un particolare, un elemento unico: mettendolo bene a fuoco, in quanto oggetto di interesse, tutto il resto diverrà “sfondo”, e non importa se non sarà perfettamente messo a fuoco se invece lo è l’oggetto principale della foto.

Focalizzare significa scegliere, eliminare tutto quello che non serve e tenere solo quello su cui investire energie e concentrazione. In ogni organizzazione imprenditoriale, grande e matura o allo stato nascente non fa differenza, esistono diversi livelli di messa a fuoco, e quindi diverse possibilità di focalizzazione. Focalizzare una visione e una missione, serve però a diventare concretamente produttivi, concentrandosi su obiettivi precisi, da cui discendono poi strategie e azioni che rendono viva l’iniziativa imprenditoriale.

La generazione delle idee
La storia che molte idee di successo nascono per un caso fortuito e fortunato, o addirittura in seguito a un errore, è ormai ben nota. Fra le più citate c’è quella di Newton che, seduto sotto un albero, ebbe la sfortuna/fortuna vedere cadere una mela (secondo alcuni gli cadde addirittura sulla testa), fatto che come ben noto gli procurò l’illuminazione da cui ebbe origine la teoria gravitazionale. Un esempio classico e più vicino ai nostri giorni é costituito dall’errore di produzione di una colla che, una volta attaccata, si stacca facilmente. Un errore da cui é nato un prodotto innovativo di enorme successo: il Post-It.

Nella realtà tuttavia per essere creativi serve molto tempo, e magari anche un albero sotto cui sdraiarsi aspettando la fatidica mela in caduta libera! Ma quante mele ci cadono in testa senza che ce ne accorgiamo? Sembra che in media, a ciascuno, vengano in mente due idee nuove al giorno, e quindi ben 730 idee l’anno. Idee che regolarmente sfuggono via perse in qualche recondita parte della nostra mente.

Prima lezione: fare attenzione alle mele che ci cadono addosso, ma non solo; qualcuno (De Bono) disse “Non dobbiamo stare seduti passivamente sotto un albero aspettando che ci cada una mela in testa. Possiamo scuotere l’albero per facilitare la caduta delle mele”.

L’obiettivo deve essere, quindi, la gestione strutturata e sistematica della potenzialità creativa. La generazione di idee imprenditoriali, infatti, una volta focalizzata una visione e una missione è opera di menti – meglio appunto se più di una, e quindi opera di team – orientate alla ricerca di soluzioni, proposte, benefici da offrire sul mercato. Insomma alla ricerca di modi per realizzare concretamente quella missione di “miglioramento del mondo” e quindi di accelerazione del viaggio verso il nuovo mondo che ha ispirato la visione imprenditoriale.

Valorizzazione
Sia che abbiamo lavorato singolarmente sia che lo abbiamo fatto all’interno di un gruppo, arriverà il momento di passare alla razionalizzazione e alla realizzazione di tutto quanto si è sviluppato. E’ buona regola che dalla fase di generazione delle idee da realizzare per rendere concreta la missione di una nuova impresa scaturiscano centinaia di proposte, di azioni da intraprendere, di singole attività. Non tutte però sono veramente utili, e non tutte hanno la stessa priorità.

Ed è qui che viene fuori la vera capacità imprenditoriale: sapere identificare con un nuovo sforzo di focalizzazione una sequenza di foto, ciascuna con un solo tema (un’azione o un’attività) ben nitido e limitato, un tema che una volta svolto renda nitido e chiaro un altro tema e così via, magari suddividendosi i compiti e ove possibile accelerando il processo il più possibile così da trasformare le foto in fotogrammi e questi ultimi in un film bello e appassionante. Realizzare una missione imprenditoriale richiede energia e capacità di giudizio, valutazione e realizzazione guidano alla valorizzazione. Del resto, lo diceva già il grande Thomas Alva Edison: “il valore di un’idea è nel metterla in pratica”.

 

Primo testo Luiss a cura di: Roberto Pozza, Docente LUISS Business School sui temi di direzione di impresa esperto di creatività in azienda; autore del testo La guida del sole 24 ore alla creatività in azienda.
Web: www.robertopozza.it