L’impresa non è un’isola. E l’imprenditore non è mai un naufrago.

Talenti e allenamenti per diventare imprenditori

Di luoghi comuni si muore. A volte ancor prima di nascere. E uno dei luoghi comuni più duri a morire – tanto per rimanere in tema – è proprio quello che rappresenta l’imprenditore come uno che affronta i pericoli e sfida ogni rischio. Ed ecco che spaventati dall’arena del mercato, e non sentendosi supereroi, molti talenti imprenditoriali neanche si cimentano.

Ebbene proviamo a passare dai miti (falsi) alla realtà. L’imprenditore non è incosciente ne’ folle, è al massimo un visionario, nel senso che con una buona dose di ottimismo spera in un futuro migliore e prova a giocare un ruolo nel passaggio dal presente al futuro; un futuro che pensa di vivere con soddisfazione. Certo ha del talento, che se non innato deve almeno essere “allenato”. Ogni impresa di successo, grande o piccola, industriale o commerciale, locale, globale o glocale, non è mai isolata. Vive invece immersa in una rete di relazioni con altre organizzazioni e con professionisti, donne e uomini, che formano una geografia articolata e dinamica, popolata da attori eterogenei e multiformi, con ruoli e funzioni ibridi e complementari, che proprio per queste ragioni viene definita “ecosistema” imprenditoriale.

L’imprenditore è anzitutto una persona che ha una visione del futuro in cui vorrebbe vivere e riesce, comunicando la sua visione in modo chiaro ed efficace a coinvolgere nella sua intrapresa tante altre persone e organizzazioni. Chi avvia una attività imprenditoriale, quindi, deve anzitutto allenarsi a condividere la sua idea e coinvolgere altri imprenditori come lui. Gruppi di persone che devono però condividere una visione e una missione, ossia il ruolo che insieme vogliono giocare dal presente al futuro. La foto dei 12 capelloni, metà hippy metà freak, che hanno fatto della Microsoft il colosso che tutti conosciamo è l’emblema di questa realtà. E forse non tutti sanno che una delle grandi svolte, che ha fatto di Bill Gates l’uomo più ricco d’America (e per fortuna anche il più grande industriale della filantropia mondiale – sta realizzando più lui per l’Africa in un quinquennio che le Nazioni Unite in oltre mezzo secolo di stodia) è stata segnata dall’arrivo di Steve Ballmer. E’ grazie a lui che IBM ha deciso di installare i sistemi operativi Microsoft su tutti i suoi pc. E Ballmer non è nato per caso in un “garage”: era già un affermato dirigente della Procter & Gamble. E dunque, insieme a lui e Bill Gates si contano non meno di 10-12 veri talenti imprenditoriali che, tutti insieme e con profili complementari, hanno creato la straordinaria crescita imprenditoriale di Microsoft in meno di un quarto di secolo.

Un secondo mito riguarda l’imprenditore che ama il rischio. La realtà ci dimostra che gli imprenditori di successo più che sfidare la sorte e assumersi rischi a qualunque costo sono dei veri e propri distributori di rischi. Sono cioè in grado di condividere con altri non solo la visione imprenditoriale e il senso di una missione, ma al tempo stesso sono molto abili nell’ allocare il rischio fra tutti gli attori dell’ecosistema, con modalità e in misura differenziata.

E veniamo infine a un terzo mito, che in genere paralizza molti o conduce al fallimento tante pur volenterose persone. L’imprenditore ha successo perché crea qualcosa di veramente nuovo e “dirompente. Tuttavia casi di successo che conseguono a nuove imprese che propongono novità dirompenti sono la stragrande minoranza. Certo una minoranza rumorosa e vivida. Nella realtà tuttavia il successo imprenditoriale è in gran parte fatto di innovazioni incrementali e continue; talvolta realizzazioni straordinarie di idee del tutto ordinarie, secondo la famosa ricetta che prescrive 1% di inspipration (ispirazione) e 99% di transpiration (sudorazione). Quasi sempre combinazioni di piccole innovazioni, anche se sostenute da grandi tecnologie, innervate su una serie di processi economici e organizzativi già fluidi e coesi.

In sintesi, imprenditori e team imprenditoriali hanno successo quanto più si allenano a combinare visione e condivisione, a coinvolgere tanti attori economici diversi e integrare prodotti, processi e idee già esistenti in modo originale, con un unico straordinario obiettivo: rendere migliore la vita dei clienti, offrendo loro un valore superiore rispetto a quanto altri sono in grado di dare sul medesimo mercato.

 

Secondo testo Luiss a cura di: Michele Costabile, Ordinario di Marketing e di Management (Economia e Gestione delle Imprese) Università LUISS ‘Guido Carli’ (Roma).
Web: docenti.luiss.it/costabile/