Passare dall’idea all’impresa attraverso solide competenze soft

Richiamando un vecchio adagio si potrebbe dire che, come per le buone intenzioni, di buone idee d’impresa sono lastricate le vie dell’inferno. Il tasso di conversione da ispirazione/intuizione a idea/tecnologia, e poi da idea/tecnologia a prodotto/servizio e infine da prodotto/servizio a impresa è sempre inferiore a pochi punti percentuali. Che si riducono ulteriormente se si guarda alle start-up che sopravvivono e hanno successo.

Ma se lo scenario è così “drammatico” perché in tanti ci provano? Le ragioni sono molte, e quella in assoluto più importante è legata alla forza dell’esperienza e alla capacità per eccellenza di un team imprenditoriale di successo: quella di apprendere sperimentando, e quindi provandoci. Una sperimentazione che consenta di apprendere quella competenza che non si acquisisce studiando ma agendo, e che spesso è all’origine della differenza fra start-up che hanno successo e start-up che falliscono.

Vediamo quindi cosa c’è dietro l’apparente contraddizione delle “solide” competenze “soft” (morbide) che bisogna sviluppare:

– provando e riprovandoci, fallendo in fretta per avere successo prima;
– formalizzando le idee e i modelli di business (ossia la proposta di valore per i clienti e il modo in cui ci si organizza per renderla profittevole),
– sviluppando articolati piani d’impresa e disegnando processi operativi conseguenti,
– agendo e “sudando” in prima persona, perché l’ispirazione non serve a nulla senza la sudorazione,
– e, prima di ogni cosa, imparando le capacità che, seppure non scritte o addirittura “non dette”, consentono di attraversare il tunnel della conversione per raggiungere lo start-up e il successo.

Le competenze soft da consolidare (e non da far “indurire”) sono diverse. Quasi mai sono scritte in modo esplicito in un documento; più frequentemente si leggono tra le righe di quanto scritto in piani e progetti; quasi sempre si percepiscono nei comportamenti e nelle relazioni fra imprenditori e partner, dipendenti, fornitori e, non ultimo, investitori.

La madre di tutte le competenze “soft” per lo start-up e il successo imprenditoriale è, come anticipato, quella di apprendere e quindi di cambiare. E’ importante infatti saper cambiare idee, modelli di business, partner, piani e processi esecutivi. Il tutto sulla base di alcuni punti fermi che, invece, non si cambiano mai e sono, come intuibile, incardinati nelle competenze imprenditoriali soft che si sviluppano e si consolidano con la sperimentazione e l’apprendimento. Eccole:
– Orientamento al risultato e alla realizzazione, ponendo obiettivi concreti e pensando sempre al prossimo passo;
– Spirito d’iniziativa, per agire prima che sia inevitabile o necessario per scongiurare problemi o insuccessi;
– Sviluppo di coinvolgimento e impegno, capacità di condividere la visione, con trasparenza e onestà, inquadrando problemi e opportunità in ogni prospettiva per incoraggiare e motivare;
– Attivazione dell’ecosistema, intesa – si veda lo spicchio precedente – quale continua azione di ricerca degli attori con i quali interagire per realizzare la missione e la strategia;
– Orientamento al miglioramento continuo, quale sinonimo di sviluppo, e quindi capacità di interrogarsi continuamente su cosa e come è possibile migliorare;
– Gestione del rischio, dell’ambiguità e degli errori, l’adozione e la diffusione di una cultura della sperimentazione e della previsione di più esiti, non dando nulla per scontato, ma investendo sulla consapevolezza che nulla viene realizzato per come era stato progettato e che ogni feedback è importante per poter modificare intenzioni, piani e azioni;
– Integrazione, ossia ricerca di strutture, processi e incentivi che rendano le persone portatrici di competenze e culture eterogenee nell’ottica della collaborazione, tramite la motivazione, economica e non, per il raggiungimento degli stessi obiettivi;
– Sviluppo di routine e rigenerazione di strategia e missione, intesa quale la ripetizione e l’automatismo di decisioni e comportamenti che funzionano. Quest’ultima è una attività perenne sia per il passaggio dall’idea all’impresa sia per la sopravvivenza e lo sviluppo di una qualunque start-up.
– Sviluppo e rottura, perché tutto quanto sopra richiede che si lavori con metodo sia per gestire il presente e i piccoli miglioramenti quotidiani sia per immaginare il futuro, da quello più prossimo a quello più remoto. Le start-up di successo investono nella realizzazione perfetta del loro piano ma proprio mentre inizia la realizzazione investono in parallelo per “distruggere” quel piano con un nuovo piano, migliore.
– Rigore nel project management e nell’execution. Spesso la differenza fra start-up di successo e start-up che falliscono risiede proprio nella capacità di eseguire con rigore e quindi definire liste di attività, stabilendo sempre chi realizza cosa con quali risorse e con quali impegni di tempo e risultato. Insomma come insegnano anche la grandi aziende: non ci si alza mai da una riunione con collaboratori, soci o partener esterni senza avere deciso chi farà cosa, quando e con che obiettivi.

Certo sviluppare tutte e bene le capacità soft non è semplice, né immediato. E se esiste una madre di tutte le competenze soft, esiste anche una figlia che ne assicura l’evoluzione della specie. E la figlia è la capacità di giocare e divertirsi, assorbire gli errori e le sconfitte contingenti, sviluppando la capacità di ritornare al punto di partenza (resilienza) addirittura meglio di prima, ossia avendo imparato la lezione. Insomma intraprendere è un gioco a perdere, ma è solo imparando a perdere che si finisce per vincere. In bocca al lupo.

 

Terzo testo Luiss a cura di: Michele Costabile, Ordinario di Marketing e di Management (Economia e Gestione delle Imprese) Università LUISS ‘Guido Carli’ (Roma).
Web: docenti.luiss.it/costabile/