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È il momento dell’innovazione romana

Negli ultimi mesi, da inizio 2013 a fine marzo 2014, in Italia, le nuove start-up nate all’insegna dell’innovazione sono nate 1.863. Di queste, 172 hanno mosso i primi passi nella capitale, piazzando Roma al secondo posto della classifica nazionale per movimento, fermento, e tutte quelle cose che si dicono di un mercato quando è in crescita. Milano si è confermata al primo posto, a quota 243, ma il Lazio, e Roma, sembra non volersi arrendere.

 

L’attenzione al fenomeno è in crescita.

 

Nel giro di poco tempo a Roma sono nati diversi spazi fisici dedicati al mondo start-up. Prima EnLabs, poi il nuovo acceleratore di Telecom Italia. La nascita di luoghi d’incontro per startupper, spazi in cui è possibile ricevere supporto e aiuto, può davvero fare la differenza.

 

Di recente poi, è partita la terza edizione di InnovAction Lab, il corso interuniversitario. Alla fine del primo ciclo di formazione, il Founder Institute presenterà le nove imprese create dagli alunni ai potenziali investitori. Roma Startup ha raggiunto in un anno 28 componenti fra investitori, advisor, formatori, incubatori e associazioni più o meno locali. Talent Garden sta cercando uno spazio in città e a settembre è già confermata la nuova edizione di TechCrunch Italy.

 

Non poco no? No. Poi certo, il Lazio, rispetto alle regioni europee in cui è presente una capitale, è agli ultimi posti per investimenti in ricerca e sviluppo, qualcosa che si ferma all’1,6% del Pil, contro il 2% (e oltre) di città come Copenaghen, Helsinki, Stoccolma, Berlino, Parigi e Madrid.

 

Ma è tutto un discorso di alti e bassi, perché se da un lato, sul fronte dei brevetti per milione di abitanti, il Lazio si ferma a 30,2 (meno della metà della media italiana), dall’altro, in Regione, le imprese che producono brevetti hanno una performance migliore rispetto alle aziende innovative delle altre regioni, chiudendo i fatturati a +4,7%, contro un – 5,1% delle altre regioni.

 

Sul fronte universitario poi, il Lazio è (quasi) in testa. Gli spin off universitari innovativi attivati nel 2013 sono stati 83, di poco sotto Lombardia a 123, Toscana 118, Emilia Romagna 117 e Piemonte a 102.

 

Questo per cosa, per dire che la regione ha ancora strada da compiere sul fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo (soprattutto nel settore privato) e nella produzione di brevetti, ma che qualcosa (comunque) si muove. Roma sta cambiando, ma sta cambiando alla romana, o almeno questo è quello che ha dichiarato qualche giorno fa Alessandro Nasini, fondatore del nuovo acceleratore Startalia.

 

“Con un po’ di lentezza indolente e una certa collosità”.

 

Ma con voglia.

 

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