28gen

Energia, una palla al piede per la crescita delle nostre imprese

Chiunque decida di fare impresa nel nostro Paese è risaputo che debba purtroppo fare i conti con una serie di handicap iniziali. Tra essi però, non ci sono solo la burocrazia elefantiaca e la corruzione di cui tanto spesso si parla, ma anche un fattore di natura più strettamente ambientale che viene troppo spesso sottovalutato: il costo dell’energia. Si tratta di un ostacolo che soprattutto i giovani che si lanciano in una nuova impresa commerciale tendono a non considerare e che invece pone il nostro Paese in una condizione nettamente sfavorita rispetto ad altri. Basti pensare ad esempio che un giovane imprenditore che oggi decidesse di aprire una propria attività in Italia si ritroverebbe a pagare l’elettricità tre volte di più di un suo collega tedesco.

E proprio a conferma di quanto in Italia l’energia rappresenti un elemento distorsivo della concorrenza, ora arriva anche un studio di carattere internazionale. Qualche giorno fa infatti il World economic forum ha reso noto i risultati di un’indagine di livello mondiale sull’efficienza energetica dei singoli Paesi. L’Italia è risultata 40esima su 105 nazioni prese in considerazione, ma quel che fa più spavento è che risulta decisamente ultima in Europa. Un risultato che dovrebbe preoccupare non poco una classe politica che voglia davvero porre nel nostro Paese le condizioni migliori per il rilancio dell’economia. Lo studio in particolare ha tenuto conto di tre specifici fattori: la relazione tra lo sviluppo del sistema energetico e di quello economico, il grado di sostenibilità ambientale e la facilità di accesso alle fonti energetiche. Ebbene su tutti e tre i fronti l’Italia ha davvero molto da invidiare altre realtà del mondo. A cominciare dalla Norvegia che in questa speciale classifica occupa la posizione di vertice.

Certo alla fine può risultare consolatorio il fatto che gli Stati Uniti in questa graduatoria figurano alle spalle dell’Italia, oppure che ben il 12% dei paesi presi in esame non è in grado di rifornire di energia elettrica la metà della propria popolazione. Restano però amare consolazioni, in confronto al fatto che, soprattutto per quanto concerne lo sviluppo economico, l’Italia purtroppo paga ancora un dazio troppo alto proprio alle carenze energetiche. Tra i fattori di maggiore penalizzazione che gravano sul nostro Paese c’è ad esempio il grado di dipendenza dall’import di materie prime energetiche, oppure l’età media piuttosto elevata del nostro parco auto, e ancora gli scarsi investimenti nel campo dell’efficienza energetica. E questo nonostante l’ingente quantità di fondi stanziati negli ultimi anni ad esempio per favorire la diffusione nel nostro Paese del fotovoltaico. Sono sforzi che chiaramente restano ancora insufficienti, se si pensa tra l’altro che a livello globale lo stesso World economic forum ha calcolato che nei prossimi anni ci vorranno investimenti per 38 trilioni di dollari per far fronte alle necessità energetiche mondiali.

Quando dunque nel nostro Paese si parlerà in futuro di infrastrutture fondamentali, oltre che a pensare a faraoniche opere stradali, bisognerà cominciare seriamente a mettere nel conto l’apertura di nuovi canali di rifornimento energetico, a cominciare dai grandi gasdotti asiatici di cui si parla da tempo. Solo così si creeranno davvero le condizioni favorevoli affinché nuove e giovani imprese possano affacciarsi sul mercato con qualche briciolo di speranza di poter competere a livello internazionale.

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