26feb

Equity crowdfunding: ecco la mini-riforma. Eviterà il flop?

Equity crowdfunding, a che punto siamo? Con il “Fiscal compact” del 25 gennaio scorso sono entrate in vigore una serie di norme sulle start-up, di cui abbiamo riferito qui su l’Arancia, che fondamentalmente introducono la nuova pmi innovativa. Ma il “Fiscal compact” ha introdotto modifiche anche sull’equity crowdfunding.

 

La novità principale è che da oggi la raccolta di capitali è consentita, oltre che per le start-up innovative anche per le pmi innovative. Un’altra novità riguarda soggetti terzi: il decreto dà via libera infatti all‘equity crowdfunding anche per gli operatori di private equity e venture capital, che potranno raccogliere capitali sia nella forma di fondi (oicr) sia nella forma di società di capitali, a patto che investano prevalentemente in start-up innovative o in pmi innovative.

 

Servirà questo cambiamento, questa mini riforma, a far decollare l’equity crowdfunding in Italia? Siamo dubbiosi. Perché nonostante l’uso e l’abuso che si fa della parola, il fenomeno sembra non decollare. Ad oggi, infatti, nonostante le piattaforme registrate presso gli elenchi dell’Authority siano in realtà parecchie, quelle già operative sono soltanto 4 (Unicaseed, StarsUp, AssitecaCrowd e SmartHub). E i progetti finanziati sono davvero pochi: di circa 2000 progetti lanciati dalle varie piattaforme in Italia da quando l’ equity crowdfunding è stato regolamentato soltanto il 25% ha raggiunto l’obiettivo. Quindi più del 75% dei progetti lanciati non hanno raggiunto la soglia dei fondi necessaria. Anche come valore assoluto siamo bassi: i fondi raccolti sono stati in totale 1.3 milioni di euro. Se le cifre continueranno a (non) crescere in questo modo, l’equity crowdfunding rischia di rivelarsi un gigantesco flop.

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