12lug

Equity crowdfunding, ecco le regole

 

 

È arrivato finalmente il regolamento per il crowfunding.

 

Come avevamo infatti anticipato, oggi la Consob, la Commissione nazionale di Borsa, dopo un periodo di consultazione con il pubblico e con i soggetti del settore, ha pubblicato le regole che d’ora in poi si applicheranno in materia di equity crowdfunding cioè di “raccolta di capitali di rischio da parte di imprese start-up innovative tramite portali on-line”. Una risorsa che, in un periodo di crisi dei finanziamenti bancari, potrebbe cambiare la vita a molte piccole società in cerca di capitali, oltre a costituire una sorta di “Borsa alternativa”.

 

Il regolamento, che la Consob emana in seguito al Decreto crescita 2.0 e con le specifiche previsioni per le start-up innovative, si compone di 25 articoli, ed è importante perché l’Italia è il primo paese in Europa a dotarsi di una simile normativa.

 

La Consob prevede innanzitutto alcuni requisiti di onorabilità e professionalità per chi gestisce o amministra i portali che offrono azioni al pubblico: ciò significa non aver riportato condanne penali e nel secondo caso avere competenze e esperienze specifiche nel settore oltre a una struttura informatica adeguata.

 

Il regolamento fissa poi le norme sui comportamenti dei gestori, che devono affidarsi a criteri di “diligenza, competenza e correttezza“, mentre le informazioni date al mercato devono essere “corrette, aggiornate e non fuorvianti”.

 

Un dettaglio non secondario è che chi acquista azioni di una start-up online avrà diritto al recesso, purché “si penta” entro 7 giorni dall’ordine.

 

Prima di effettuare un acquisto poi l’investitore privato dovrà dimostrare di essere a conoscenza dei rischi che questo comporta: dovrà rispondere a un questionario sul portale della start-up, dichiarando di essere in grado di sostenere economicamente l’eventuale intera perdita dell’investimento.

 

Altre norme per tutelare gli investitori prevedono che comunque il denaro non passi direttamente sui conti della società ma tramite intermediari finanziari. Questi veglieranno anche su investimenti giudicati troppo rischiosi: ogni investitore privato potrà spendere fino a 500 euro per ogni start-up (e fino a 1.000 nel corso di un anno); superate queste soglie l’intermediario – banca o finanziaria – dovrà effettuare una profilatura del cliente rispetto a rischi troppo elevati; se cioè una vecchietta si presentasse in banca col desiderio di acquistare 1 milione di euro di una start-up, la banca dovrà metterla in guardia: dopodiché naturalmente chiunque sarà libero di superare le soglie prefissate: ma tutti dovranno essere consapevoli dei rischi che corrono.

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