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Fatamorgana, l’avventura “magica” del gelato artigianale

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È ormai un classico, a Roma, almeno tra gli intenditori di gelato di alta gamma. Si chiama Fatamorgana (attaccato), conta ormai su 6 punti vendita, e la sua è una storia imprenditoriale molto atipica. È la storia soprattutto di una grande passione oltre che di una certa temerarietà; è la storia di Maria Agnese Spagnuolo, che nel 2000 arriva a Roma da Taranto con un fidanzato e con un obiettivo simile a quello di molti: sfondare nel mondo dello spettacolo. Ma così non succede, e Maria Agnese sulle prime è costretta a ripiegare su un lavoro di ripetizioni, mentre il fidanzato Francesco inizia a lavorare come commesso in una videoteca.

 

Poi però la svolta: Maria Agnese, che fin da piccola ha una grande passione per il gelato fatto in casa e le spezie, su una bancarella trova un manualetto Hoepli su “come fare il gelato artigianale”. Decide di assecondare questa sua passione, si mette a studiare ricette, soprattutto cerca di fare un prodotto che sia il più possibile naturale ma anche “sfizioso”.

 

“Il giorno dell’inaugurazione della prima gelateria, nel 2003, a via Lago di Lesina, nel quartiere Africano a Roma, c’erano gusti come ‘cioccolato al tabacco entucky’, ‘ricotta e mostarda’, ‘cioccolato e pimento’, ‘mandorla e cardamomo'” racconta Maria Agnese a L’Arancia, ricordando come tutti la considerassero un’illusa: non ce l’avrebbe mai fatta, soprattutto con quei gusti strani.

 

Invece non è andata così: dopo un po’ di tempo il gelato di Maria Agnese è stato notato dal Gambero Rosso, oltre che da una clientela sempre più vasta; sono attivati altri punti vendita in diversi quartieri di Roma: in Prati, a Trastevere, a piazza di Spagna, a Re di Roma, a Monti.

 

Gli inizi sono stati tutt’altro che facili, eppure segnati anche da un pizzico di fortuna.

“Abbiamo ottenuto una garanzia grazie a un bando per l’imprenditoria femminile da parte dell’Unionfidi Lazio”, dice Maria Agnese. “Con questo abbiamo preso un prestito in banca; mi ricordo il giorno che siamo andati alla banca; avevamo, io e il mio fidanzato, un euro e venti in tasca in totale. Se il prestito non fosse andato a buon fine, la nostra storia sarebbe stata molto diversa.”

 

Oggi i sei punti vendita vengono riforniti da un laboratorio gestito da Maria Agnese stessa, dove lei monda e sminuzza la frutta, prova e trita le spezie, ed esamina veri pistacchi di Bronte, per mettere a punto i suoi gusti particolari (oggi in “catalogo” c’è un ‘riso alla vaniglia’ e un ‘cioccolato al tè nero Lapsang Souchong’, per dire). Sorride sui gelati industriali fatti con le polveri, “pieni di zucchero e gonfi, come se non esistesse la forza di gravità”, e racconta come lei nel tempo ha rinunciato anche a farina di carrube e guar, addensanti pure considerati “nobili” ma non in linea con il tipo di gelato 100% artigianale che vuole continuare a produrre.

 

Anche la gestione dei punti vendita è particolare: sono affidati a una sorta di “franchising familiare”; fatta da amici che magari vengono come lei da storie professionali molto diverse. Quello di Monti è gestito per esempio da un’amica avvocato; quello di Trastevere da Alessandro, un amico regista premiato anche con un David di Donatello.

 

L’ultimo progetto di Maria Agnese adesso è quello di espandersi ulteriormente, mantenendo però altissimo il controllo sulla qualità, e fornendo a nuovi punti vendita ingredienti-base da lei prodotti, che possano poi essere mischiati (anche all’estero) con elementi come il latte reperibili in loco.

Il tutto con un periodo di formazione prima presso il suo “quartier generale”, o antro della fata, e basandosi su un sistema informatico che rimandi alla casa madre, su un cloud che mantiene inalterata qualità del prodotto artigianale. Un’idea abbastanza visionaria, in linea con le origini del nome stesso scelto per la sua storia: la fata Morgana era infatti, nella mitologia, sorella di re Artù e allieva di Merlino, e si diceva avesse un palazzo di cristallo sulle acque siciliane; questo secondo un’antica leggenda del sud Italia, che spiega un fenomeno ottico per cui nelle calde giornate estive si ha l’impressione di vedere, sul mare, case e persone come fossero vicinissime.

 

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