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Il mercato start-up in Italia, soprattutto i ‘dove’

L’esistenza di imprese innovative e a forte contenuto tecnologico non è una novità. Da 13 anni ad oggi, le imprese cresciute nell’area Ocse hanno generato circa la metà dei posti di lavoro. Questo secondo lo studio “Science, Technology and Industry Scoreboard 2013”, che per semplificare le cose, ha stilato un elenco dei ‘cosa’ richiesti per una realtà di successo capace di attrarre occupazione. Risultato? Investire in ricerca, sviluppo e information technology.

 

Attualmente le start-up innovative regolarmente registrate presso le camere di commercio in Italia sono 1478, di cui 630 nate nel solo 2013.

 

In Lombardia ce ne sono 299, seguono Emilia Romagna (162), Lazio (145), Veneto (127), Piemonte (118), Toscana (103), Trentino (73), Marche (71), Campania (65), Puglia (62), Friuli Venezia Giulia (55), Sicilia (41), Sardegna (38), Liguria (24). Concludono la classifica Abruzzo (20), Umbria (17), Basilicata (8) e Valle d’Aosta (5). La città con più imprese innovative è Milano, a quota 184, che precede Roma (126) e Torino (86). Nel sud si distingue Napoli (31). Chiude la lista Modena, con 21. La distribuzione geografica non è un caso, Gran parte delle start-up si occupa di servizi, di consulenza, e universo digitale. La stragrande maggioranza ha un valore di produzione sotto il milione di euro e ha meno di 4 addetti, in crescita sono le start-up che lavorano su hardware e tecnologie.

 

Ma classifica o no, i mercati più interessanti sono Lombardia (in testa), e Lazio. Cominciamo dalla capolista. Come già detto, nel 2013 le società iscritte al registro ufficiale regionali sono state 299, 184 con sede a Milano. Cosa significa? Che Milano e Lombardia sono, in Italia, senza dubbio la città e la regione più attive e proficue in termini numerici. Gli incubatoti sono tantissimi, e importanti, a cominciare da Tag Milano-Talent Garden, o a StartMiUp, a Coworking Login, o ancora da Avanzi“A seconda dei confort e delle attrezzature che lo startupper decide di utilizzare tra quelli che l’incubatore offre, si pagano tariffe diverse”, dice Daniele Dellafiore, uno dei fondatori di StartMiUp, incubatore nato nel 2012. Se volete entrare nel mercato, la Lombardia, e Milano, sono un ottimo punto di partenze.

 

Ma passando al Lazio, quasi una start-up italiana su 10 è nata qui. Nell’ultimo anno, solo nella Capitale, sono comparse 126 nuove aziende ad alto contenuto innovativo, 19 nel resto della regione. Nella Capitale attualmente sono presenti 8 incubatori e 27 aree di coworking.

 

In 5 anni, secondo le stime della Regione, saranno create 500 nuove imprese e 2000 nuovi posti di lavoro.

 

“Non ci sono ragioni per cui il Lazio debba essere dietro alle altre regioni – ha detto l’assessore alle Attività produttive Guido Fabiani – ci sono tutte le condizioni per stare in Europa. Vogliamo creare luoghi d’impresa innovativa, come laboratori, strutture nei territori, incubatori. Vogliamo favorire percorsi di internazionalizzazione. Per questo è necessario collegare l’impresa innovativa e quella tradizionale, promuovendo una nuova cultura imprenditoriale.”

 

L’accelleratore di start-up più grande della Capitale si chiama Luiss EnLabs, 1500 metri dedicati alla progettazione, all’innovazione e allo scambio di idee ed esperienze. “Per l’anno prossimo – dice Luigi Capello, responsabile Luiss EnLabs – prevediamo di ampliare l’accelleratore e realizzare una vera e propria Tech city, un hub tecnologico per il quale stiamo cercando partner che accettino di puntare sulla crescita”.

 

Stimoli anche dalle istituzioni, Lazio: “Una nuova sfida – dice il presidente della regione, Zingaretti –  sostenere la creazione di nuove imprese innovative rivolte ai giovani e non solo. Questa è la regione italiana a più alta concentrazione di sapere, con una fortissima presenza di Pmi, una ricchezza storica e una cultura senza eguali, ma queste ricchezze divise spesso non producono qualità.

 

Molti i fondi, e i bandi. “Start-up Italia!”, 31 milioni di euro per la nascita e il sostegno di nuove imprese innovative.

 

“Fondo per le start-up innovative”, 10 milioni, rivolto alle imprese costituite da meno di 48 mesi per la copertura delle spese d’avvio della nuova attività, per un finanziamento di 5 anni a tasso agevolato fino a 200 mila euro. “Ict per tutti”, altri 10 milioni, per incentivare l’adozione di nuove strumentazioni e metodologie Ict in imprese esistenti, e per concludere “Creativi digitali”, 4 milioni di euro per giovani under 35 e piccole e medie imprese laziali per progetti di produzione audiovisiva, piattaforme web ed editoria digitale. Quattro gli obiettivi: progetti audiovisivi (“Progetto Zero”), editoria digitale (“New book”) e progettazione e sviluppo di applicazioni per smartphone e tablet (“App on”). Non male.

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