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Il miele di Giorgio Poeta

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Giorgio Poeta è un ragazzo marchigiano di 28 anni. La sua storia inizia a Fabriano nel 2003, quando Giorgio ha 18 anni, sta finendo il liceo e papà Poeta gli regala due arnie. Da lì nasce il suo amore per le api e il miele. Nei successivi 10 anni, Giorgio da vita all’azienda agricola Giorgio Poeta, una società individuale che produce diversi tipi di miele per quasi tutte le regioni italiane. L’idea vincente dell’azienda Poeta è semplice: qualità e innovazione. Giorgio produce un miele unico, quello di acacia invecchiato in barrique, e questo nel 2011 gli è valso l’Oscar dell’agricoltura per la regione Marche nella categoria “In-Generation”. Attualmente Giorgio gestisce l’azienda con la fidanzata, sperimenta nuove tipologie di miele e spera in un futuro che lo veda affermarsi ovunque.

 

Quando è nata la tua azienda? 

L’azienda è nata dieci anni fa, quando avevo 18 anni. Quando ho finito le superiori sono entrato a far parte dell’azienda di famiglia e ne ho creata una a nome mio. Mio padre mi aveva regalato due cassette di api e mi sono affezionato all’apicoltura. Nel frattempo mi sono laureato in Agraria ad Ancona. Facevo avanti e indietro, Fabriano e Ancona, volevo mandare avanti l’azienda. Di anno in anno le api sono aumentate, oggi ho 300 arnie.

 

Che tipo di forma societaria hai scelto? 

La mia è una ditta individuale, un’azienda agricola semplice, io sono l’unico gestore. Adesso sto valutando la creazione di una s.r.l., intorno alla mia azienda si sta creando molto interesse, e non sarebbe male ‘espandersi’.

 

Ci stai pensando?

Sì. Credo molto nella cooperazione, ma non nella cooperazione classica. Sono convinto che le persone siano capaci di moltiplicare gli sforzi quando si trovano davanti a una sfida, soprattutto professionale. Da solo ho sempre fatto di tutto, adesso lavoro con la mia fidanzata e l’impegno non è più per uno o per due, ma almeno per cinque. Ci mettiamo tutti noi stessi, e i risultati ci sono

 

La tua famiglia ha sempre avuto a che fare con l’agricoltura ma non ha mai lavorato con l’apicoltura, come ha preso il tuo ‘cambio di rotta’? 

Nnon sono ancora convinti. Mio padre viene da una realtà contadina, poi ha studiato e ha fatto il dirigente presso la regione Marche. È un uomo molto legato all’agricoltura, ma ha passato molto tempo in ufficio, e ha sempre sperato che anche io seguissi il suo percorso. Non è andata così, e all’inizio è stata dura. Quando la tua famiglia non crede in quello che fai ci resti male, però il successo aiuta, mi dà forza.

 

Quando hai capito che il miele sarebbe diventato un lavoro?

Nel 2009, quando sono riuscito a fare un miele molto raro, il miele di Stachys. Da quel momento ho capito che le scelte che stavo facendo erano giuste. Era iniziato tutto per gioco, ma i miei primi clienti mi hanno dato fiducia e ho capito che ce l’avrei potuta fare. Poi mettici un po’ di fortuna, un po’ di impegno, e sono arrivato fin qui.

 

Com’è messo il mercato del miele?

Questo prodotto non basta mai, è così, ho la scrivania piena di ordini e spesso non riesco nemmeno a evaderli. I numeri vanno bene, non sono enormi, ma sono in crescita. Quest’anno sono raddoppiati. Sono sempre in giro, presento i miei prodotti, e non posso lamentarmi.

 

Quanto è importante l’innovazione nel settore agricolo?

È tutto, è il 100%. Se noi piccoli produttori non ci differenziassimo dagli altri resteremmo dei vasetti su uno scaffale, e nessuno ci darebbe credibilità. Credo che innovare significhi metterci la faccia e distinguersi dagli altri. Innovazione non è sinonimo di qualità, non sempre, ma se il tuo prodotto vale, il successo è possibile. L’importante non è essere un produttore di miele, ma diventare il produttore del tuo miele. Essere riconosciuti è fondamentale.

 

Qual è il tuo rapporto con il mondo della comunicazione e del marketing? Te ne occupi personalmente? Hai una strategia o ti affidi alla fortuna?

Non c’è niente di casuale. Sono stato sempre un appassionato di economia e marketing. La mia etichetta è il frutto di uno studio preciso, la scelta del vaso, le colorazioni delle etichette, tutto, è tutto studiato. Poi mettici un po’ di fortuna, un po’ di coraggio e un po’ di inesperienza, e il gioco è fatto. Tante volte l’inesperienza aiuta a fare cose che l’esperienza ti sconsiglierebbe di fare, e non sempre è un bene. Per avere successo bisogna rischiare.

 

Ormai sei sul mercato da un po’, come vanno i guadagni? 

L’azienda va bene, certo, i problemi son sempre quelli: gli insoluti, chi ha difficoltà a pagare, il solito. Per ora non ho avuto bisogno di mutui o prestiti, ho sempre finanziato la parte strutturale dell’azienda con gli introiti del miele. Ogni anno ho sempre rinvestito i miei risparmi in azienda, e ad oggi posso dire di non aver debiti. Forse è anche questa la mia forza.

 

Parliamo del futuro. Mi hai parlato di una nuova etichetta e della S.r.l., altre novità?

Da circa un anno sono entrato a far parte del circuito Eataly romano. Quest’anno mi piacerebbe espandermi negli altri punti vendita. Per Natale vorrei cominciare ad allargarmi al nord, magari a Milano. Anzi, se qualche rappresentante è interessato, io sono qui.

 

Consigli da dare ad aspiranti apicoltori?

Sono convinto che l’agricoltura sia il punto più alto dell’imprenditoria. Le conoscenze che ci vogliono per fare l’imprenditore agricolo sono enormi, la gente pensa che per fare agricoltura basti piantare due semi, ma non è così. Lavoro nel campo agricolo da quando avevo 14 anni e ti posso dire che il lavoro non è mai facile. In azienda mi occupo di tutto, dalla produzione, all’etichettatura, alla commercializzazione. L’agricoltura è l’unica cosa che ci è rimasta, ma per farla bisogna essere preparati. Di improvvisatori in agricoltura ce ne sono tanti ma non è quello di cui il settore ha bisogno. Farlo, sì, ma farlo bene, questo sì.

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