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Il nuovo piano per riformare start-up e crowdfunding

Ultimamente si sente sempre più parlare di tfr, busta paga, riforma pensioni, riforma scolastica, tagli e vincoli europei. Tutto questo perché domani, 15 ottobre, il Governo presenterà al Parlamento la Legge di stabilità, che dovrà essere votata e approvata entro la fine dell’anno. Dopo questa banale, e probabilmente inutile, wiki su cosa sta succedendo e perché, passiamo ad analizzare le proposte che specificamente interessano le start-up.
 
Il Ministero per lo Sviluppo Economico vorrebbe agganciare al pacchetto normativo, che sarà presentato, una serie di misure che interessano l’ampliamento del crowdfunding e l’estensione dell’arco temporale utile per godere degli incentivi.
Nulla di certo finché non sarà depositato il testo completo della legge, dato che è necessario l’imprimatur del ministero dell’Economia, ma al MiSe sono fiduciosi.

Riformare il crowdfunding.

L’impresa, in qualsiasi momento della sua vita, è considerabile come una funzione che riceve denaro come input e, se tutto va bene, alla fine del processo produttivo restituisce denaro come output. Per una piccola attività, purtroppo accedere al circuito del credito tradizionale è diventato difficoltoso. Per rimediare e garantire l’affluenza di denaro alle start-up si vuole puntare a rafforzare l’equity crowdfunding. Il Ministero auspica che sia riconosciuto a veicoli autorizzati, come organismi d’investimento collettivo o società di partecipazioni, la possibilità di diventare intermediari nella raccolta dei finanziamenti per le start-up.

La start-up si ridefinisce.

Il termine startup, attualmente, si riferisce a quell’arco temporale che va dalla nascita dell’attività, fino al compimento del quarto anno di età. Si presuppone che in questo periodo sia necessario alleggerire le nuove società da tutti gli oneri e pagamenti che incontrerebbero normalmente, per tutelare quel diritto collettivo d’iniziativa economica.

La proposta sarebbe di aggiungere un anno ai quattro che l’attuale normativa prevede.

L’estensione a cinque anni comporterebbe un incremento delle imprese interessate dagli incentivi e facilitazioni con un costo aggiuntivo stimabile in via prudenziale a 8 milioni , di cui 5 milioni per gli incentivi fiscali e 3 di agevolazioni sulle remunerazioni con strumenti finanziari.
 
Tutte le novità legislative sono redatte con lo sguardo rivolto verso l’Europa. È necessario adottare delle normative omogenee e organiche con tutti gli altri stati membri. Infatti, è anche in arrivo una nota interpretativa che specifica l’ambito di applicazione. Tutte queste misure non interesseranno solo società di diritto italiano, ma a tutte le società residenti in uno Stato membro dell’Ue o nello Spazio economico europeo, purché abbiano la sede produttiva o una filiale in Italia.

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