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Il senso di Facebook per le pmi italiane

 

Le piccole e medie imprese italiane incontrano Facebook. A Milano si è svolta la settima edizione di “Boost Your Business”, incontro tra il gruppo di Zuckerberg e Confcommercio. “Milano è certamente più abituata di altri territori all’uso del web e dei suoi strumenti”, ha commentato Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio. Eppure, c’è stata una grande manifestazione di interesse da parte dei nostri imprenditori. Da una recentissima indagine che abbiamo fatto con la Camera di commercio di Milano, risulta però che più del 40% degli imprenditori milanesi guarda ancora con scetticismo ai social network come strumento per fare business. E’ un dato davvero alto”.

 

All’incontro era presente il capo della divisione pmi di Facebook, Marco Grossi. “Boost your Business ha rappresentato per noi un’importante occasione per educare le aziende di ogni dimensione a un utilizzo efficiente degli strumenti e delle risorse che Facebook offre, per supportarle nel raggiungimento dei propri obiettivi di marketing”, ha commentato Grossi. “Le Pmi rappresentano infatti la spina dorsale dell’economia italiana e, per rimanere competitive, non possono più prescindere dal cogliere le opportunità offerte dal web e dall’innovazione tecnologica e digitale. Facebook è lo strumento ideale a supporto della crescita del business, e i casi di successo che ci accompagnano in ogni tappa lo confermano sempre di più”.

 

Da uno studio presentato nei mesi scorsi da Deloitte per conto di Facebook emerge poi nei numeri l’impatto che il social network ha sulle imprese italiane: 20 milioni di italiani si collegano ogni giorno a Facebook, anche più di una volta. Nel 2014 questo uso collettivo avrebbe avuto un impatto sull’economia italiana di 6 miliardi di dollari, creando 70 mila posti di lavoro. Di questi circa la metà nelle attività di marketing e advertising gli altri tra creazione di app e altri servizi e la spinta all’acquisto di device o connessioni internet. Un impatto significativo; magari inferiore ad altri paesi (in Germania e Francia l’impatto è di 7 miliardi) ma in forte crescita, visto che 3 anni prima era stimato in 2,5 miliardi nel nostro Paese, per 34mila posti di lavoro.

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