29gen

Imprese: piccolo è bello? Non sempre.

Ogni tanto un abuona notizia. Questa arriva da Confartigianato. L’associazione ha rilasciato uno studio secondo cui l’Italia è al primo posto in Europa per la quota più alta di occupati in micro e piccole aziende manifatturiere.

 

Il dato specifica che l’Italia ha il record per numero di addetti nelle imprese fino a 20 dipendenti: ben 1.503.515, pari al 22,8% del totale di occupati Ue. Con questi numeri superiamo di gran lunga la Germania, che conta su 1.062.987 addetti, e la Francia con 624.868 addetti. Una leadership che ha per protagoniste 326.226 imprese artigiane con 974.987 addetti che producono l’eccellenza manifatturiera made in Italy. Dai capi d’abbigliamento frutto del lavoro di 20.160 aziende con 78.384 addetti ai prodotti in metallo realizzati da 47.963 imprese con 189.945 addetti, dalle prelibatezze alimentari prodotte da 38.779 aziende con 156.293 addetti fino ai prodotti in legno realizzati da 25.626 imprese con 68.475 occupati.

 

Tutto bene, dunque? Attenzione, perché il dato può essere visto anche da un’altra angolazione: il record di personale per le nostre micro imprese significa anche che l’Italia soffre un problema di crescita. Altri dati forniti dall’Istat mostrano infatti che le microimprese (con meno di 10 addetti) rappresentano il 95,1% delle imprese attive, il 47,2% degli addetti e il 31,4% del valore aggiunto realizzato.

 

Mentre in Italia le grandi imprese (con almeno 250 addetti) concentrano solo il 19,4% degli addetti e il 31,2% del valore aggiunto. E per fare ricerca, crescere sui mercati internazionali, espandersi all’estero, è necessario crescere. Start-up è bello, ma nanismo no. Per questo i dati di Confcommercio mostrano una fotografia dell’economia del paese tra (poche) luci e (molte) ombre.

 

 

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