12set

Imprese, quando piccolo non è bello

L’Italia è un paese di piccole e piccolissime imprese, e questo si sapeva. Ma quanto il nanismo delle nostre aziende sia (s)competitivo adesso ce lo dice ufficialmente l’Ocse – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

In uno studio appena uscito e dedicato espressamente alle pmi italiane emerge infatti che il 99,9% delle imprese italiane sono sotto i 250 dipendenti, e le pmi rappresentano l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto.

Però la piccolezza – in sé non negativa – va a scontrarsi con specifici fattori strutturali italiani: «significative» barriere normative che ancora frenano l’espansione delle aziende per colpa di «un sistema fiscale complesso» che impone a«elevati costi non legati alle retribuzione».

 

Le parole felpate dell’Ocse corrispondono a problemi che chi ha un’impresa o è un artigiano conosce meglio, e vengono illustrati in maniera meno “soft” dal rapporto Confesercenti uscito oggi, secondo cui per le piccole e medie imprese italiane la tassazione è ormai al livello assurdo del 68%.

 

Lo ha detto proprio oggi il numero uno di Confesercenti Marco Venturi nel corso del meeting dell’associazione a Perugia. Un livello di tassazione “incompatibile con l’obiettivo di tornare a crescere”, e oltretutto punitivo per le Pmi, perché le aziende più grandi subiscono un livello di tassazione reale del 55%, sempre alto ma sensibilmente inferiore.

 

Sull’abbattimento del cuneo fiscale si è espresso qualche giorno fa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e forse si riuscirà a fare qualcosa sul fronte Irap. Di sicuro, se non si farà qualcosa per il sostegno ai più piccoli (permettendo loro di diventare anche un po’ più grandi), il verdetto è quello denunciato da Confesercenti: “l’Italia e’ in recessione”. E rischia di rimanerlo per molto tempo ancora.

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