07gen

Imprese: quelle di famiglia durano il doppio

Le imprese di famiglia non sono necessariamente piccole, e spesso durano più di quelle controllate da anonimi investitori. Lo afferma un libro appena uscito, “Manager di famiglia. Come i manager vengono scelti e hanno successo nel capitalismo familiare”, edizioni Sole24Ore.

 

Scritto da Bernardo Bertoldi, esperto di family business all’università di Torino e da Fabio Corsico, manager del gruppo Caltagirone,  il libro smentisce per cominciare qualche luogo comune sulle bistrattate aziende familiari: che non sono un caso solo italiano ma anzi rappresentano il 40 per cento di quelle quotate a Wall Street, e a volte sono colossi: la Walmart dei supermercati, la Volkswagen e la Bmw, marchi come Danone, Santander, Samsung. Non è vero poi che la vita media di un’impresa familiare dura meno (secondo la classica teoria per cui la prima generazione crea, la seconda conserva, la terza distrugge): le imprese di famiglia durano in media 90 anni, il doppio rispetto alla media delle celebrate public company, che vivono sul mercato 40/50 anni.

 

Nel libro, anche interviste ad alcuni grandi manager che hanno lavorato al servizio di imprese di famiglia: Paolo Scaroni, per dodici anni è stato ad della Techint della famiglia Rocca: “i casi in cui si prendono i figli e li si mandano a fare un po’ di esperienza, in una grande società di consulenza o in una banca d’affari, non hanno speranza. Il giovane che passa qualche anno in consulenza o in banca non combina niente; aspetta di finire il periodo come se fosse uno stage”. Invece: “Il padre deve dire al figlio: qui non ci metterai mai piedi, vai pure dove vuoi; se poi sette anni dopo il giovane è stato un fulmine ed ha fatto benissimo, sarà il padre, a quel punto stanco ed acciaccato, che lo implorerà di tornare. È l’unico tipo di successione che può, davvero, funzionare”. 

 

Gianni Mion, per venticinque anni amministratore delegato di Edizione Holding, la finanziaria dei Benetton: “le aziende familiari sono come il fieno, se lo vuoi buono lo devi rigirare”. E poi consigli di convivenza con azionisti-padroni: “Mai entrare nelle dinamiche di famiglia”, e per le nuove generazioni seguire la teoria del buco (“se c’è un buco e vediamo che qualcuno ha le caratteristiche per tapparlo lo mandiamo. Ma prima ci vuole il buco”).

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