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In banca porte chiuse per la piccola impresa. E allora ci pensa la Regione a garantire: il caso Puglia

C‘è un problema enorme, con cui tutti quelli che intendono fare impresa, in particolare in Italia, devono confrontarsi fin dall’inizio: le resistenze delle banche a concedere finanziamenti. Un ostacolo che diventa ancora più insormontabile se l’imprenditore in questione è un giovane alla ricerca di un primo sostegno economico per avviare magari una start up innovativa. Se da altre parti infatti l’intraprendenza giovanile e la voglia di innovare vengono premiate, da noi il meccanismo sembra funzionare in maniera opposta, con le banche più disponibili a finanziare clienti di vecchia data capaci magari di fornire garanzie più rassicuranti. Ecco perché, proprio per spezzare questo circolo vizioso che troppo spesso taglia fuori i giovani imprenditori, risultano quanto mai fondamentali le iniziative di enti pubblici che tendono a fornire sostegno economico in forma di garanzia finanziaria per permettere, soprattutto alle piccole aziende, di ricevere con più facilità prestiti dalle banche. E’ il caso ad esempio della Regione Puglia che ha stanziato un fondo da 50 milioni di euro denominato appunto “Aiuti in forma di garanzia di credito”.

L’obiettivo è quello di fornire appunto garanzie economiche che permettano alle piccole imprese di ricevere finanziamenti dagli istituti di credito per una cifra complessiva che potrebbe arrivare fino a 350 milioni di euro. Fondi che le aziende in questione potranno utilizzare per fare nuovi investimenti  o in alcuni casi per riequilibrare i propri conti.

L’iniziativa si realizzerà grazie alla fattiva collaborazione di quattro Confidi territoriali, che materialmente procederanno alla concessione delle garanzie finanziarie. Si tratta di Co.Fidi Puglia, Fidindustria Puglia, Confidi Confcommercio e Artigianfidi Puglia che grazie ad un accordo con la Regione che scadrà nel  2015, dovranno procedere alla distribuzione materiale sul territorio dei 50 milioni di euro in garanzie. In particolare il piano di assegnazione prevede che i Confidi utilizzino entro il 30 giugno 2013 il 30% del fondo, entro il 31 dicembre 2013 il 70%, ultimando le risorse entro il 30 giugno 2014. Nell’intesa si è cercato poi di coinvolgere fin dall’inizio l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, sollecitando così in maniera diretta e partecipativa gli istituti di credito a concedere finanziamenti alle imprese che ne faranno richiesta forti delle garanzie del fondo regionale. Finanziamenti che, in un momento di crisi come quello attuale, spesso potranno servire anche a pagare gli stipendi dei dipendenti, e ridare quindi ossigeno a migliaia di famiglie in difficoltà. Insomma, dare fiducia finanziaria alle piccole imprese, come da tempo insegna l’economia del nostro Paese, vuol dire ridare speranza anche ai cittadini privati, unica strada davvero percorribile per uscire dalla crisi attuale.

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