04giu

Incubatori, salutate il pubblico, benvenuti privati

È finita la stagione del pubblico, adesso tocca ai privati. Ecco cosa è successo in Veneto tra La Fornace di Asolo e VeNetWork, la SpA che raccoglie capitali da investire in promettenti aziende italiane, start-up e non.

 

La via è tracciata. Martedì la firma che renderà più stretto il legame tra incubatore trevigiano e lo sviluppatore finanziario guidato dal presidente nazionale dei piccoli industriali. “Con VeNetWork abbiamo fatto bingo, perché offre molte chance alle nostre imprese e anche a quelle non incubate ad Asolo”, così Francesco Giacomin, presidente dell’incubatore.

 

Giacomin ne è convinto, per finanziare le buone idee devono cambiare i soci degli incubatori: “Se guardiamo al numero, la maggior parte sono ancora pubblici. Ma i privati hanno un ruolo fondamentale per il fondo di dotazione. Puntiamo sempre alle start-up, ma diventano importanti anche gli spin-off di aziende solide.”

 

“Il soggetto chiave è il network di imprese come VeNetWork che porta non solo capitali, ma anche competenza manageriale, che intuisce le potenzialità, l’orientamento del mercato.”

 

Così, a Confindustria, Confartigianato, H-Farm, sindacati confederali, Unicredit e Veneto Banca, si aggiunge questa rete di 40 imprese. Di nomi e dimensioni, si sa ancora poco, Marzotto e la polesana Zhermack le due uniche certezze.

 

Intanto, l’attenzione, resta alta anche sul fronte Sblocca Italia. “Lo Sblocca Italia — così Baban, 46 anni, presidente di Piccola Industria di Confindustria per il biennio 2013 – 2015 — darà una scossa al mercato, ma deve diventare permanente perché non possiamo vivere di solo export: va nella direzione delle imprese che hanno un pessimo cliente e un pessimo pagatore che si chiama Stato.

 

E aggiunge: “Il traino della ripresa è sempre la piccola media impresa. Abbiamo elaborato un piano per un credito di imposta al 50 per cento per chi mostra ogni anno di incrementare ricerca e innovazione.”

 

Forse Baban ne parlerà anche al premier Renzi, che “dice di non voler parlare con nessuna delle parti sociali, ma invece il suo staff tecnico ascolta. È significativo che abbia deciso di ripartire dalla regione più resiliente d’Italia che si chiama Veneto, alle nostre assemblee a Vicenza il 16 e a Treviso il 21 giugno.”

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