30apr

Inflazione, industria e altre cose: l’ISTAT tira le somme

È la fine del mese, ed è il momento di fare il punto della situazione su mercato, crisi, e salute dell’economia. Un po’ per fare due conti, un po’ per guardare al domani. E allora succede che maggio apra con una tripletta di dati statistico-congiunturali niente male, tutti  (per ora) con un denominatore comune: i segnali di ripresa. Non sono i migliori di sempre, ma ci sono, e in qualche modo, sono sempre più insistenti.

 

Ma andiamo con ordine, e cominciamo dalla base della piramide, e cioè la fiducia dei consumatori.

 

Qualche giorno fa l’ISTAT ne ha diffuso i dati. L’indice schizza verso l’alto di oltre tre punti dopo il balzo ancora superiore di marzo, arrivando al suo meglio come non succedeva da gennaio 2010. Lo scenario è cambiato, e nessuno lo mette in dubbio, ma se i dati sull’occupazione non vanno bene (e fin qui, ne siamo tutti consapevoli), quelli sull’industria non sono poi così male, soprattutto se si considerano i primi mesi del 2014.

 

Qui lo scenario è un po’ più complesso. L’indice complessivo scende, ma sale, anche qui, la fiducia delle imprese manifatturiere. Cala invece (e ancora) la fiducia delle imprese di costruzioni. Con cautela, il Centro studi di Confindustria segnala anche una crescita della produzione industriale nel mese di aprile dell’1,7%. Non male, soprattutto se si considera che il balzo verso l’alto non è il solo. Basta non dimenticarsi che non ci siamo ancora, che la situazione pre-crisi non è vicina, e che per arrivarci mancano quasi 24 punti percentuali. Ma detto questo, andiamo avanti, perché dopo tutto, c’è sempre l’inflazione.

 

Oggi l’ISTAT ha diffuso le stime preliminari sui prezzi al consumo dell’ultimo mese. Risultato? Ci siamo. Ad aprile l’inflazione rialza la testa e sale allo 0,6% dallo 0,4% di marzo: è il primo rialzo dopo dieci mesi consecutivi di calo. Questa ripresa, secondo l’ISTAT, è legata a “fattori di natura stagionale.

 

“È principalmente imputabile all’accelerazione della crescita su base annua dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti e alla riduzione dell’ampiezza della flessione tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati.”

 

Tutto bene quindi? Non proprio, perché a questo punto arriviamo alle vendite al dettaglio, e qui, il discorso cambia (e di parecchio). Il segno meno c’è, ed è ovunque. Gli unici che salvano sono i discount, quelle realtà che più o meno per tutti, restano un punto fisso a cui appigliarsi nel momento del bisogno.

 

Quindi ci siamo, maggio è alle porte, la situazione non è delle migliori ma neanche delle peggiori, soprattutto se confrontata ad altri periodi, decisamente (diciamolo) più drammatici di questo, o almeno si spera.

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