30set

Innovazione vuol dire (anche) biotech

“Chiudere sul biotech significa bloccare sviluppo e innovazione in agricoltura.” Ecco cosa ha dichiarato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, a Mantova, in occasione di “La ricerca italiana rilancia la genetica in agricoltura.”

 

“Gli Ogm sono una delle tante opzioni da utilizzare nelle politiche di sviluppo dei Paesi Terzi e per combattere la fame nel mondo.”

 

Guidi è partito così, netto, ricordando che tra il 1961 e il 2005, se da un lato la popolazione mondiale è cresciuta del 111%, la produzione agricola è aumentata del 162%, e ciò “grazie a una sola cosa: l’innovazione. E gli Ogm fanno parte di progresso tecnologico.”

 

In Italia, ad oggi, è vietato coltivare Ogm, peccato però che di Ogm ne importiamo in grandi quantità, e questo perché la nostra produzione ne ha bisogno. Questo perché la maggior parte della carne (dai manzi ai polli ai maiali), del latte, dei salumi e dei formaggi (e di tutto il resto) prodotto in Italia, utilizzano nella loro filiera produttiva mais o soia biotech. Però coltivati all’estero.

 

“Buone norme di coesistenza permetterebbero ai produttori di scegliere cosa produrre e ai consumatori cosa consumare.”

 

Poi certo, l’uso di questa libertà e del progresso tecnologico devono essere responsabili (e regolamentati), ma il fatto è che se l’agricoltura ha un futuro, è grazie “a una sola cosa: l’innovazione, e gli Ogm fanno parte di progresso tecnologico.”

 

Poi Guidi ha parlato della proposta di regolamento sulla libertà di coltivazione di Ogm in discussione a Bruxelles, una cosa che in pratica prevede di lasciare a ciascuno Stato membro la possibilità di vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio, a prescindere da qualsiasi autorizzazione.

 

Questo, è un modo singolare di intendere il mercato unico europeo, “e l’idea stessa di Unione Europea. Quello spazio dove condividiamo tutto, almeno a parole, sarebbe invece lo stesso in cui ci dividiamo sulle possibili scelte in materia di innovazione in agricoltura.”

 

“Abbiamo la politica agricola comune, le norme di commercializzazione per i fagiolini, le regole tecniche anche per le prese elettriche e la moneta unica che sono uguali in (quasi) tutta Europa e ci dividiamo sul futuro della nostra agricoltura.” Insomma, sviluppo, e tecnologia, senza troppe ipocrisie, per portare santi un settore grazie a cui, senza troppi giri di parole, sopravviviamo.

Scritto da Redazione il 30 settembre 2014

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