16nov

Irap addio? forse è tempo di festeggiare.

Irap addio? Forse è presto per festeggiare, però ci sono concrete speranze che una delle tasse più odiate finisca nel cestino, almeno per i professionisti e i piccoli e piccolissimi imprenditori. In un emendamento alla Legge di Stabilità per il 2013, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, scompare infatti l’imposta per i professionisti senza collaboratori e per i piccolissimi imprenditori. I dettagli non sono ancora stati precisati ma se la misura fosse confermata anche dalla Camera e nel successivo passaggio in Senato, le persone fisiche “esercenti arti, professioni o attività commerciali, che non si avvalgono di collaboratori o lavoratori dipendenti e che impiegano pochi beni strumentali”, non pagheranno l’imposta regionale sulle attività produttive. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrebbe specificare meglio nei prossimi giorni gli aventi diritto all’esenzione, fissando l’importo massimo di beni strumentali che i professionisti e i piccoli imprenditori possono utilizzare senza dover pagare l’imposta regionale. Per dare copertura finanziaria a questa inattesa misura, il Parlamento ha stabilito intanto un “tesoretto” di 248 milioni di euro nel 2014 e di 292 milioni a partire dal 2015.

Vedremo come andrà a finire, ma intanto si può sperare che l’imposta regionale sulle attività produttive sparisca dando un po’ di ossigeno alle microimprese.

Scomparirebbe così un balzello molto odiato – già soprannominato da qualche politico “imposta-rapina”, che fu introdotto nel 1997 dall’allora ministro Visco in realtà accorpando sette diverse tasse esistenti, in capo a imprese e lavoratori autonomi (contributi sanitari, tassa sulla salute, Ilor, Iciap, patrimoniale per le imprese, tassa annuale sulla partita Iva, tasse di concessione comunale). L’obiettivo era quello di arrivare a una semplificazione federalista, ma subito la nuova tassa si attirò antipatie anche per il fatto di essere calcolata non in base agli utili/perdite di un’attività ma al suo fatturato. Il suo gettito, di circa 40 miliardi di euro annui, va a finanziare in gran parte il sistema sanitario nazionale e regionale.

In realtà poi c’è già chi da qualche mese l’Irap non lo paga (e non stiamo parlando di evasori, naturalmente). Si tratta di chi ha deciso di mettersi in proprio aprendo un’impresa, una bottega artigianale, un negozio o uno studio professionale scegliendo il regime dei minimi. Una modalità esistente già dal 2011, che prevede niente Iva, niente Irap e pochissimi adempimenti, Irpef al 5% nei primi cinque anni (e anche di più se si hanno meno di 35 anni). Le regole per rientrare nel regime dei minimi sono tre: non aver esercitato nei tre anni precedenti la stessa attività (anche in forma associata o familiare); l’attività non deve essere una pura e semplice continuazione di un precedente lavoro svolto in forma autonoma o come dipendente (tranne il caso della pratica professionale obbligatoria); la prosecuzione dell’attività di un altro soggetto è possibile solo se nell’ultimo anno il fatturato non ha superato i 30mila euro. Non ci sono solo i vantaggi fiscali. Entrare nei minimi significa un carico di adempimenti (vale a dire “burocrazia fiscale”) molto ridotto: niente Iva né Irap significa niente relative dichiarazioni. Ma anche niente studi di settore, niente “spesometro”. Tutte cose piuttosto incoraggianti per chi è interessato a mettersi in proprio.

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