28nov

Irpef, Irap, Ires. Dizionario delle tasse italiane ad uso dei giovani.

Chi di voi è già imprenditore certe incombenze le conosce già. Per chi invece si appresta a diventarlo, è bene fin d’ora cominciare a prendere dimestichezza con alcuni dei più “dolorosi” riti del nostro sistema fiscale. Uno di questi prevede che il 30 novembre prossimo scada il termine per il pagamento del secondo anticipo di imposta per chi ha presentato l’Unico 2012 ed è risultato debitore nei confronti del fisco. Da questo carico è esonerato solo chi ha  presentato la dichiarazione dei redditi per la prima volta, i falliti e gli eredi di contribuenti deceduti nel 2012. Per tutti gli altri invece bisognerà fare i conti con i versamenti riguardanti Irpef, Irap e Ires. L’appello riguarda dunque le persone fisiche, le società di persone ed equiparate e i cosiddetti soggetti Ires. Al primo impatto tutte queste definizioni possono apparire come parolacce ma, come accennato, da potenziali giovani imprenditori, è bene fin d’ora cominciare a prendere dimestichezza con una terminologia che dovrà per forza di cose diventare con il tempo molto familiare.

Nel caso specifico, ad esempio, l’Irpef, ossia l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, rappresenta appunto un’imposta personale e progressiva che colpisce i redditi, di qualsiasi natura, posseduti dalle persone fisiche, residenti e non nel territorio del nostro Paese. Mentre per i primi, cioè chi ha la residenza in Italia, a essere tassati sono tutti i redditi, ovunque prodotti, i non residenti sono soggetti passivi solo per i redditi prodotti in Italia. E fin qui ci siamo.

Le cose cominciano a farsi più complicate quando cominciano a parlare di Irap, una tassa che risulta, è bene dirlo subito a chi ancora non ne ha mai sentito parlare, tra le più odiate da chiunque conduca un’impresa. La ragione è presto spiegata: si deve pagare anche se non si è riusciti a guadagnare nulla. Un balzello davvero odioso dunque, che in passato governi diversi hanno sempre annunciato di voler abolire, salvo poi però doverla mantenere per far quadrare i disastrati conti pubblici. Adesso, come abbiamo sottolineato qui qualche tempo fa, qualcosa si muove soprattutto per i professionisti e le microimprese che ne potrebbero essere esonerati. Tecnicamente, l’Imposta regionale sulle attività produttive, il cui gettito come dice la definizione stessa è attribuito alle Regioni, ha come presupposto il semplice fatto che ci sia attiva un’impresa, indipendentemente dal fatto che questa registri o meno degli utili. La base d’imposta infatti è rappresentata dal “valore della produzione” e tra l’altro viene pagata anche dalle amministrazioni pubbliche, ma in base al costo del personale.

Per quanto riguarda infine l’Ires, l’Imposta sui redditi delle società, colpisce, con diverse modalità di determinazione, i redditi di quasi tutti i tipi di società di capitali, siano esse residenti in Italia o all’estero. In pratica si applica un’aliquota pari al 27,5% sul cosiddetto reddito imponibile, un valore per il cui calcolo non ci si può che affidare a un buon commercialista. Basti però dire che anche in questo caso siamo di fronte ad un balzello da pagare spesso anche con conti aziendali in rosso. Insomma, nei prossimi giorni avremo un piccolo assaggio di quanto complesso sia nel nostro Paese il rapporto tra imprese e fisco: una tematica di cui chi intende lanciare una propria attività dovrà essere consapevole e su cui l’Arancia tornerà spesso.

 

 

 

 

 

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