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Italia, la recessione va in vacanza?

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Forse qualcosa sta – leggermente – migliorando per l’economia italiana. Nel terzo trimestre dell’anno si intravedono segnali che potrebbero mostrare una timida ripresa: ieri infatti i dati di luglio del settore manifatturiero per la prima volta da due anni a questa parte hanno mostrato una crescita degli ordinativi nel settore. L’indice Pmi, una sorta di sondaggio tra i direttori acquisti del comparto, mostra che il dato è risultato in giugno pari a 50,4 punti, superiore alle attese degli analisti che erano di 49,7 punti (e contro i 49,1 punti segnati a fine giugno), soprattutto ai massimi dal maggio 2011.

 

Ma non è solo il segno “più” a interessare: è anche il fatto che si sia superato per la prima volta da anni la quota psicologica di 50, che separa la fase di recessione e quella di espansione.

 

Un dato che si somma a quello di qualche giorno fa sulla fiducia delle imprese. L’Istat aveva infatti comunicato che l’indice composito della fiducia delle imprese era salito a luglio a 79,6 da 76,4 di giugno. Con – cosa interessante – un “sentiment” comune a diversi comparti: un miglioramento della fiducia diffuso in tutti i settori economici oggetto di indagine, dalle imprese manifatturiere e di costruzione, a quelle del commercio al dettaglio e dei servizi di mercato. Anche qui, a farla a protagonista è il manifatturiero: con le aziende del settore che vedono un livello di fiducia più alto dal novembre 2011 (da 90,5 a 91,7), ma bene vanno anche l’edilizia (da 71,1 a 76,5), i servizi (da 70,7 a 75,6) e il commercio (da 80,9 a 82,1).

 

Proprio dal commercio arriva un altro segnale: quello dell’apertura di nuovi negozi.

 

L’Osservatorio di Confesercenti mostra infatti che nel terzo bimestre 2013 si è registrata l’apertura di 7.546 nuove imprese, 3.532 in più rispetto a marzo e aprile. Per i negozi è un piccolo boom (+88% rispetto a marzo-aprile) che permette, per la prima volta dal 2012, un’inversione di tendenza, portando a chiudere il terzo bimestre del 2013 con un saldo positivo, sebbene esiguo, di 1.422 imprese.

 

Tutto bene, dunque, per l’Italia, e ripresa alle porte?

Stiamo attenti, perché da una parte alcuni segnali sono interessanti, però cerchiamo di non confondere una recessione che rallenta da una crescita in vista. La Confindustria da parte sua ha parlato di “ripresa in vista, ma a passo lento”, mentre la Banca d’Italia di “un’attenuazione della debolezza ciclica”.

 

Parole ambigue, come ambigua è la situazione, soprattutto se pensiamo al terzo dato, quello dei nuovi negozi. Si tratta davvero di un’inversione di tendenza, o non sarà piuttosto che molte persone lasciate a casa nell’ondata di chiusure di imprese e licenziamenti,  hanno deciso di mettersi in proprio? I prossimi mesi ci confermeranno qual è veramente lo scenario che ci attende.

 

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