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Italia: un paese di santi, poeti, navigatori e… chef.

L’Italia, un paese di santi, poeti, navigatori; e cuochi.

Soprattutto tra i giovani. Lo dice una ricerca appena presentata dalla Coldiretti insieme al Censis. Secondo il sondaggio Gli effetti della crisi: spendo meno, mangio meglio, illustrata dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo durante il Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, organizzato a Cernobbio da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti, sono infatti ben 10 milioni i giovani di età compresa tra i 18 ed i 34 anni, che cucinano e lo fanno per passione (38,6%), per gratificarsi (24,5%) o rilassarsi (24,4%), mentre appena il  4% vive la cucina  piuttosto come un dovere.

Al di là delle abitudini, questa tendenza ha effetti importanti sull’economia e sulle scelte delle persone: non è un caso che il settore alberghiero abbia raggiunto ben il 9,3% del totale delle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie e, si sia posizionato al secondo posto, dopo lo scientifico, fra i più richiesti in Italia, dice sempre la ricerca Coldiretti/Censis.

Le nuove generazioni assieme – sottolineano Coldiretti/Censis  – alimentano peraltro una tradizione solida a livello nazionale dove, complessivamente:

  • oltre 23,2 milioni (cioè il 46,8%) di italiani cucinano sempre
  • 13,3 milioni (27%) lo fanno spesso
  • poco più di 7 milioni (14,3%) qualche volta
  • 3,9 milioni (7,9%) raramente

Tutto questo a conferma del fatto che cucinare è un’attività radicata nel quotidiano. Il primo dato è incontrovertibilecucinare è un’attività di massa, quotidiana, minuta, una componente costitutiva dello stile di vita degli italiani poiché sono appena 2 milioni quelli a cui  non capita mai di cucinare, appena il  4,1% della popolazione.

La dimensione di genere continua ad essere molto importante: cucinare nel quotidiano è incombenza tipicamente femminile poiché cucinano semprequasi 20 milioni di donne (77,1%) di contro – spiegano Coldiretti/Censis  – a 3,2 milioni di maschi (13,8%).

In termini percentuali emerge che cucinano:

  • spesso il 38,8% dei maschi di contro al 16,1% delle donne
  • qualche volta il 24,8% degli uomini di contro a poco più del 4,6% delle donne
  • raramente il 14,1% di uomini ed il 2,1% di donne
  • mai l’8,5% di uomini e lo 0,1% di donne.

Il fatto che più di 3/4 delle donne italiane maggiorenni siano ogni giorno alle prese con i fornelli, evidenzia che cucinare è ancora una incombenza prevalentemente femminile, e quindi componente costituiva di una persistente e, sinora, invariante distribuzione di ruoli nelle famiglie e nella società. Secondo la ricerca esiste però una mascolinità di nuovo conio, che esprime la sua soggettività in termini creativi, di autogratificazione personale nel rapporto con la cucina, con la manipolazione del cibo. In queste attività di svago e autogratificazione i maschi agiscono con grande autonomia, senza vincoli – concludono Coldiretti/Censis  – perché è una modalità attraverso la quale esprimono se stessi.

È una mascolinità che si esprime anche in altre attività, come la cura del piccolo orto familiare da balcone o nel giardinaggio. Sono quasi 7,4 milioni i singleitaliani che cucinano (98,2%), di questi 4,8 milioni (64,2%) lo fanno sempre e 1,7 milioni (23,6%) lo fanno spesso.

“Il boom dei giovani che si mettono ai fornelli conferma il trend che vede oggi in Italia quasi 1 studente su 4 scommettere su una prospettiva di lavoro futuronell’agricoltura e nel cibo”,  dichiara il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “più in generale, il sempre crescente interesse per la cucina e il mangiar bene è anche figlio dei primati che il nostro Paese ha conquistato in questi anni, in termini di qualità dei suoi prodotti agroalimentari”. Ma è figlio anche di trasmissioni celebri come Masterchef, di successi come quello di Eataly, e forse, come diceva già la serie culto Boris: “la ristorazione è l’unica cosa seria rimasta in questo paese”.

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