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Italiani, ricchi ma con poca speranza: lo dice il Censis

L’Italia è bloccata in un “letargo esistenziale collettivo”, con la politica che tenta di “trasmettere coinvolgimento e vitalità al corpo sociale”, ma non ci riesce. Lo dice il Rapporto Censis 2015, che come ogni anno “fotografa” la realtà del Paese. Gli italiani secondo il rapporto si sentono un po’ persi, investono in nuove forme, cercano di risparmiare per insicurezza: mettono a reddito il patrimonio immobiliare (560.000 bed&breakfast per un fatturato di 6 miliardi di euro), inventano nuove forme di imprenditoria puntando sul cibo, design e artigianato, moda e piattaforme digitali.

 

Domina però l’insicurezza: nonostante la crisi ci sono conti correnti per 4 trilioni di euro, nessuno vuole più saperne di azioni e obbligazioni. Il paese ha perso la capacità di “progettazione per il futuro” e di “disegni programmatici di medio periodo”.

 

Il patrimonio finanziario degli italiani intanto, negli anni della crisi è cresciuto del 6,2% in termini reali.

In particolare, si mettono i soldi sotto il materasso: contanti e depositi sono saliti dal 23,6% del totale nel 2007 al 30,9% del 2014, le assicurazioni e i fondi pensioni sono passati dal 14,8% al 20,9%, i fondi comuni sono passati dal 9,1% al 10,9%. Azioni e partecipazioni sono crollate dal 31,8% al 23,7% e le obbligazioni dal 17,6% al 10,8%.

 

Negli ultimi 12 mesi sono poi riuscite a risparmiare 10,6 milioni di famiglie: a scopo cautelativo, per finanziare la formazione dei figli, per i bisogni della vecchiaia, per paura di perdere il posto di lavoro. E d’altra parte molti ancora hanno attinto ai risparmi, negli ultimi 12 mesi 3,1 milioni di famiglie li hanno usati “per fronteggiare gap di reddito rispetto alle spese mensili”. Gli italiani cominciano anche a ripensare al mattone o tentano di risparmiare sul mutuo: +94,3% i mutui, ma un terzo sono surroghe.
 
Ci si richiude nel privato: quasi tre milioni di famiglie dichiarano che nel 2016 compreranno un elettrodomestico nuovo, molti intendono acquistare mobili e ristrutturare la propria abitazione. C’è un cauto, cautissimo ottimismo: il 39,8% dichiara di aver fiducia nel futuro, contro il 22,4% che ancora non vede segnali positivi e il 37,8% ancora incerto. Il lavoro un po’ è ripartito. Tra i settori, continua il buon andamento dell’agricoltura, che segna un +6,2% delle esportazioni. In totale mancano all’appello 551.000 posti dal pre-crisi. Forse non torneranno mai.

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