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Jenuino, arriva l’e-commerce che risolleva l’agricoltura

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Da sempre più elementi si capisce che l’agricoltura può essere uno dei pochissimi settori italiani a funzionare e a creare ricchezza e occupazione. Eppure sono molti i problemi strutturali che la affliggono, a partire dalla forchetta enorme tra quanto si paga il prodotto al supermercato e quanto il coltivatore riceve. Ne parliamo con Giacomo Bracci Helsen, fondatore e amministratore di Jenuino.com, una piattaforma di e-commerce molto particolare.

 

Cos’è esattamente Jenuinō e in cosa si distingue da altre piattaforme di e-commerce di cibo?
 
Jenuinō è impegnata nel riportare cibo sano, stagionale, artigianale, localizzato e tracciabile al 100% sulle tavole dei nostri abbonati, coinvolgendoli direttamente in tutte le fasi di lavorazione, offrendo loro un’esperienza a 360 gradi sul cibo, dalla sua creazione fino ad apprezzarne la cultura, le persone e i luoghi dove tali prodotti prendono vita. La nostra missione è quindi quella di partecipare nello sviluppo di un futuro sano e sostenibile, aiutando a coltivare e produrre cibo con integrità, morale ed etica, e con la partecipazione attiva della nostra comunità. 
 
Quali sono i benefici di un approccio “dal basso”?
 
L’approccio “dal basso” intende bypassare la filiera dei supermercati con le loro insostenibili spese di marketing, packaging e advertising, offrendo un’alternativa, posizionandoci come facilitatori tra piccole fattorie orientate alla qualità e consumatori che siano in grado di riconoscerla e apprezzarla. Jenuinō fa da ponte fra famiglie che producono e famiglie che consumano, senza intermediari, accorciando al minimo la filiera e garantendo l’eccellenza nei processi e nel prodotto finito. In un mercato globalizzato, comandato dalle multinazionali del cibo, mettere insieme le forze e fare sistema è diventato, oggi più che mai, non una possibilità ma una necessità. Attraverso il progetto miriamo a supportare le aziende agricole vendendo ai nostri clienti (famiglie, singoli, ristoranti, hotel, catering) abbonamenti a ceste di prodotti tipici di alta qualità. Investendo alla fonte e provvedendo a garantire un mercato attraverso vendite pre pagate, gli agricoltori dovranno preoccuparsi sempre di meno di avere dell’invenduto e avranno più tempo per concentrarsi su quello che sanno fare meglio, produrre cibo sano e di qualità per noi e i nostri figli.
 
Come siete approdati a questo progetto? Quali idee vi hanno ispirati?
 
Il progetto affonda le sue radici su idee preesistenti di successo internazionale; un modello di business chiamato CSA (Community Supported Agriculture) che consiste in una comunità di individui che supportano un’azienda agricola trasformandola in una Fattoria comunitaria dove produttori e consumatori offrono aiuto reciproco e sinergico condividendone pochi rischi e molti benefici. Nato negli anni ’60 in Giappone, Germania, Svizzera e Corea, il movimento delle CSA si è modificato nel tempo e si è sviluppato soprattutto negli U.S.A. dove conta oramai più di 18.000 realtà attive. Però queste CSA hanno, come i gruppi di acquisto, dei grossi limiti da un punto di vista logistico: le famiglie sono costrette ad andare, a turno, a reperire i prodotti una volta a settimana in fattoria, cosa complessa per una famiglia che vive in aree urbana. Insieme alle CSA stanno infatti emergendo nuove realtà, network legati al cibo, dove i consumatori diventano co-produttori, rimanendo informati di come il loro cibo viene prodotto, supportandone l’etica e la realizzazione.
 
Quali sono le condizioni oggi di chi vuole investire in agricoltura? E come selezionate i vostri produttori? Come si entra a far parte del vostro network?
 
Molte fattorie al giorno d’oggi faticano a sopravvivere in parte a causa della crisi economica, in parte per le barriere che incontrano nell’accesso ai mercati, pur realizzando prodotti di assoluta eccellenza. Siamo consapevoli che questo è spesso l’anello debole nella catena del valore del cibo di qualità insieme a garantire una continuità delle vendite alle aziende agricole. Se gli agricoltori varcano la porta di una banca chiedendo liquidità per acquistare la materia prima per la stagione successiva, spesso ricevono un No come risposta o tassi di interesse molto elevati. Gli agricoltori spesso non hanno le risorse necessarie, i fondi, l’energia, il know-how per promuovere e vendere gli ottimi prodotti che realizzano. Alcuni di loro chiudono. Altri chiedono aiuto finanziario all’Unione Europea. Altri “svendono” i loro prodotti alla grande distribuzione.  Di solito, queste multinazionali, orientate esclusivamente al profitto, mettono in seria difficoltà l’agricoltore. È complicato per le piccole aziende orientate alla qualità competere con i grandi nomi che monopolizzano l’agribusiness, così alcuni coraggiosi tentano di attivare forme di vendita diretta. Ma questo non è né facile né economico. Ci vuole esperienza, tempo a disposizione e un investimento, che spesso non si se verrà ammortizzato. Entrare a far parte di Jenuinō è semplice e gratuito. Al momento abbiamo optato solo per aziende biologiche, biodinamiche e legate alla biodiversita locale. Basta inviarci una mail a info@jenuino.com per prendere contatto.
 
Che prospettive vi date? e che prospettive ci sono per il settore in cui vi muovete?
 
L’agricoltura è l’unico settore a creare posti di lavoro, oggi in Italia. A Jenuinō abbiamo tante idee in testa ma dobbiamo avere i piedi ben ancorati a terra. Fra i vari progetti abbiamo un fondazione sulla biodiversità dove dei contadini mettono a disposizione le loro conoscenze per corsi di avviamento all’agricoltura, in modo che chiunque sia interessato a cambiare vita abbia gli strumenti necessari a farlo. A chi non è capitato di dire “mollo tutto e vado a vivere in campagna”? Poi pero la realtà è ben diversa, e se non si è preparati il sogno può diventare un incubo.

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