11apr

Kingfisher, la start up che crea il futuro della plastica riciclata

Un più efficiente riciclaggio dei rifiuti rappresenta senza dubbio una delle più grandi sfide del futuro. Non sorprende dunque che siano tante le innovazioni che anno dopo anno si vanno accumulando in questo campo. E proprio in questo senso si inserisce a pieno titolo il progetto maturato da Davide Gianni e Giancarlo Perfetti, due giovani imprenditori lombardi, che stanno puntando tutto in particolare sul recupero della plastica usata. “L’idea – racconta all’Arancia Davide – ci è venuta ai tempi del nostro master Mba a Milano, anche se noi in realtà ci conoscevamo già da prima, quando entrambi frequentavamo il Politecnico del capoluogo lombardo”. Un terreno di competenze ideale per partorire il progetto di una nuova start up, che diventa ancora più fertile considerando l’esperienza lavorativa di Davide in una società che si occupava del riciclaggio di materiali, e di Giancarlo presso un’altra azienda attiva nel settore dei polimeri.

“Ci siamo resi conto che nel campo della plastica – spiega Davide – esisteva già un fronte molto attivo per quanto riguardava il riciclaggio di quella di qualità superiore. Mi riferisco ad esempio alle bottiglie Pet, ai flaconi o alle classiche cassette della frutta”. Tutti oggetti che, come si può facilmente intuire, sono più facili da separare e per i quali già esistono dunque filiere di recupero e riutilizzo ben avviate e affermate ormai da anni. “Diverso è invece il discorso – fa notare Davide – per tutto quel materiale plastico non facilmente separabile che va a originare, in fase di riutilizzo, un materiale misto che attualmente viene utilizzato solo per essere bruciato negli altiforni, oppure viene inviato agli inceneritori se non addirittura in discarica”. E’ proprio su questa, diciamo, seconda categoria di plastica riciclata che si sono concentrate le attenzioni di Davide e Giancarlo, che hanno creato una loro azienda, la Kingfisher, e hanno studiato un’innovazione di processo che permetterà di utilizzare questo materiale in maniera assolutamente più efficace di quanto non avvenga ora.

 

Kingfisher2

 

“Innanzitutto – dice Davide – abbiamo escluso, a livello di applicazione, settori in cui serve plastica di alto valore, come possono essere i comparti dell’automotive, dell’alimentazione o della farmaceutica, dove ci sono specifiche esigenze di sicurezza, anche in termini di contatto con il materiale. Ci siamo quindi concentrati su tutta una serie di altri contesti in cui la nostra plastica potrà essere invece molto utile”. I primi prototipi realizzati sono stati dunque impiegati ad esempio per realizzare pallet, le pedane su cui generalmente viene stoccato materiale nei magazzini. Oppure per elementi dell’edilizia, e ancora per arredi di interni ed esterni come tavoli, panche o contenitori dell’immondizia. “La nostra idea – afferma Davide – è che il nostro materiale, costituito in pratica da una miscela di base di polietilene e polipropilene, possa essere di volta in volta perfezionabile con specifici additivi a seconda degli utilizzi che se ne voglia fare”. Al momento la Kingfisher sta lavorando già su tre miscele, e alcune aziende terziste hanno già realizzato una serie di prodotti che fungono da prototipi. “Ora ci stiamo impegnando per la loro commercializzazione – annuncia Davide – e appena troveremo clienti a sufficienza partiremo con la produzione di massa”.

Nel frattempo la Kingfisher si è costituita come una srl ordinaria e punta ad ottenere la certificazione di start up innovativa, con la relativa iscrizione alla Camera di commercio di Milano. “Abbiamo messo insieme un capitale iniziale di circa 20mila euro tra risorse nostre e contributi che sono arrivati dalla partecipazione ad alcune competizioni tra start up – sottolinea Davide -. Tra l’altro volevamo partire comunque con una dotazione iniziale di una certa entità, ed è per questo che abbiamo scartato la possibilità di dare vita ad una srl semplificata, per la quale comunque sia io che Giancarlo, seppur per poco, non avevamo neanche più i limiti di età previsti dalla legge”.

La ricerca di nuovi capitali in ogni caso continua, anche perché il business plan messo a punto dai due giovani imprenditori prevede che quanto prima la produzione dei prodotti in plastica riciclata avvenga in uno stabilimento di proprietà della Kingfisher stessa. “Per il primo impianto, che dovrebbe avere sede a Milano, abbiamo programmato un investimento di circa 500mila euro. E’ ovvio dunque che ci servono nuove e ingenti risorse. In questo senso però siamo fiduciosi – conclude Davide – visto che abbiamo già verificato l’interesse di alcuni fondi di venture capital”.

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