26nov

La Pac (non) piace a tutti

Il consiglio europeo ha votato la nuova politica agricola europea, e mercoledì scorso, a Strasburgo, la maggioranza ne ha decretato l’approvazione. Quello europeo è un sì che arriva dopo tre anni di negoziati, dibattiti e discussioni. Adesso c’è, ok, peccato che non tutti ne siano entusiasti. Meno beneficiari, poche novità e troppe discrepanze le voci che compongono il vocabolario dei detrattori. Possibilità, fondi e attenzioni quello dei sostenitori. Ma di cosa si parla quando si parla di nuova Pac?

 

Tutela ambientale, organizzazione unica del mercato, sviluppo rurale, una più equa distribuzione dei fondi, monitoraggio e agricoltori, un aiuto diretto per chi opera nel settore agricolo e decide di affrontare il mercato. Ecco cosa.

 

Con la nuova Pac, l’Europa ha reso obbligatorio un sistema per fornire ai giovani agricoltori un ulteriore 25% nei pagamenti aggiuntivi per i primi 25-90 ettari. E poi? Per garantire che i pagamenti diretti siano destinati agli agricoltori in attività, il Consiglio ha redatto un elenco di entità in cui l’agricoltura non contribuisce al reddito, risultato, per loro i finanziamenti europei non ci saranno più.

 

Una politica mirata, riduzione degli sprechi e investimenti, questo vuole essere la nuova Pac, una riforma in cui si vuole guardare ai piccoli agricoltori e non più alle grandi aziende, ma con dei limiti.

 

La verità è che i numeri usciti dall’assemblea di Strasburgo non portano grandissime novità. Per i prossimi sette anni l’agricoltura europea potrà contare su 408.31 miliardi di euro, per capire, il 38.9% del bilancio Ue—giusto per farvi un’idea, negli anni Ottanta l’agricoltura pesava sul bilancio europeo per il 70%. Ma d’altra parte erano gli anni Ottanta. Gran parte dei nuovi fondi saranno erogati sotto forma di aiuti diretti al reddito, agli agricoltori che si impegnano a rispettare i nuovi vincoli ambientali a tutela del paesaggio e del benessere animale. Il resto andrà a finanziare la politica di sviluppo rurale.

 

La nuova Pac, per il Presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, è la prima vera riforma della politica agricola europea, “decisa di comune accordo dai ministri e dai deputati direttamente eletti. Il Parlamento ha fatto grandi miglioramenti. La nuova Pac sarà più equa e legittima, garantirà un migliore equilibrio tra la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente e preparerà meglio gli agricoltori ad affrontare le sfide del futuro.

 

La riforma ha spostato un po’ più a Sud il baricentro della politica agricola europea, tradizionalmente sbilanciato verso i paesi del Nord, e all’Italia ha destinato una cifra che si aggira intorno ai 33.4 miliardi di euro.

 

Bene no? No, “i deputati hanno messo il sigillo finale su una riforma fallimentare”, così il leader dei contadini altermondisti, José Bové. Secondo Bové, la nuova Pac “non riuscirà a ridistribuire gli aiuti e ad essere più verde”, questo perché “sono stati eliminati i tetti ai pagamenti”, una delle battaglie (perse) del Parlamento. I deputati volevano un tetto massimo rigido, con una serie di meccanismi degressivi volti a promuovere l’iniziativa agricola. Poi il Consiglio ha optato per la moderazione, e i deputati hanno ottenuto una riduzione del 5% su tutti i sussidi superiori ai 150.000 euro l’anno.

 

“Le regole sul greening – ha aggiunto il responsabile dell’Agricoltura dei Greens, Martin Häusling – sono state minate da troppe esenzioni e non toccheranno la maggior parte delle fattorie.” Inoltre, “è stato consentito l’uso di pesticidi nelle Ecological Focus Areas (Efa), aree a interesse ecologico, e questo significa che gli agricoltori potranno coltivare monoculture di soia geneticamente modificata e definirla ugualmente una Efa.”

 

Scontenti anche quelli di Sinistra Unita. “Dobbiamo iniziare un processo di transizione a un’agricoltura amica dell’ambiente e del clima, con una gestione delle risorse sostenibile”, così Patrick Le Hyaric.

 

“Questa riforma è un’opportunità mancata per promuovere una forma di agricoltura vicina agli agricoltori perché possano produrre cibo di qualità e sicuro attraverso una sovranità alimentare.” È davvero così? Forse, di fatto lo scopriremo solo nei prossimi anni.

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