30set

L’agroalimentare riparte da un incubatore

L’esperimento è partito: nel Lazio, le imprese che vogliono ottenere un posto in un incubatore agricolo adesso possono farlo. Il progetto si chiama “IAgri”, è firmato da Regione Lazio e Bic Lazio, la società regionale specializzata nel supporto alle giovani imprese, e sarà aperto a chiunque abbia intenzione di avviare una start-up in campo agricolo. Ai partecipanti scelti verranno messi a disposizione un immobile di 2.100 mq coperti, un farmer market a chilometro 0 dove gli imprenditori potranno vendere i loro prodotti e un terreno di 32 ettari concesso dall’Università di Bracciano (partner del progetto) per realizzare 10 lotti di attività agricola ‘incubata’. 

 

Bello no? Sì, e bella è anche l’idea che ci sta dietro, quella di IAgri, il primo incubatore agricolo europeo, “Il primo in Europa nel suo genere”, spiega l’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio Sonia Ricci. “Indispensabile–sottolinea l’assessore–la collaborazione degli enti, del mondo delle imprese e della ricerca. Il Lazio ha una grande potenza nell’agroalimentare, per questo sono convinta che l’incubatore IAgri sarà presto un riferimento concreto per il settore agricolo.”

 

Così, mentre l’export sembra tenere con un+0.6% tra il 2012 e il 2011, chi ci crede rilancia i dati Coldiretti secondo i quali nella seconda metà del 2012 il numero dei giovani agricoltori è aumentato del 4,2%.

 

Ma torniamo al progetto, IAgri, che per Bic Lazio è l’ennesima scommessa. La prima, Icult, l’incubatore culturale, lanciata nel 2012 a Viterbo, ha avuto successo, e oggi vanta un bollettino di 8 imprese attive. Adesso è il turno dell’agricoalimentare.

 

“Siamo pronti ad accogliere le manifestazioni di interesse che arriveranno–spiega Livio Proietti, presidente di Bic Lazio–e siamo convinti che la risposta sarà numerosa.” La vera sfida è trasformare i progetti di start-up in modelli di business efficienti e produttivi.

 

La forza del progetto si basa principalmente su due elementi economici: la tenuta del settore agricolo laziale che negli ultimi anni, nonostante la crisi, ha fatto segnare tassi di crescita del Pil del 2%, e l’aspetto anagrafico di chi sceglie l’agricoltura come mestiere. L’ultimo censimento agricolo ha verificato che solo il 5% delle imprese ha come titolare un giovane al di sotto dei 35 anni, e da questo dato deriva il valore politico dell’iniziativa, che rivolgendosi al settore agroalimentare vuole aiutare a trasformare le idee di giovani, laureandi o laureati, ricercatori o docenti e imprenditori, in realtà d’impresa.

 

L’attuazione del progetto ha avuto bisogno di un’azione corale tra istituzioni e mondo imprenditoriale, coinvolgendo tra le altre il Comune di Bracciano e l’Arsial, il Parco naturale Bracciano-Martignano e Slow Food Lazio, l’università Agraria e il Dipartimento Dafne dell’università della Tuscia.

 

In poche parole, Bic Lazio renderà disponibili le proprie competenze sugli aspetti più propriamente imprenditoriali, IAgri fornirà ai soggetti che intendano avviare un’attività imprenditoriale o alle start-up assistenza nella fase pre-competitiva e accompagnamento nella fase competitiva e di avvio operativo. Tutto per trasformare i progetti e le idee in una nuova impresa.

 

Per la presentazione dei progetti (da inviare a iagri@biclazio.it) c’è tempo fino al 31 dicembre, quando le liste si chiuderanno e i tecnici regionali selezioneranno i business plan più convincenti. Fatevi avanti, intanto il Parlamento europeo ha trovato finalmente un accordo sulla nuova Pac. L’universo agricola si fa forza, e tira dritto, le occasioni ci sono, basta saperle cogliere.

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